Una storia collettiva da recuperare

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Una storia collettiva da recuperare

Città e territorio
Gravina in Puglia - Campanile della Chiesa di San Francesco - Foto di Carlo Centonze

È tutto qui ciò che la politica locale ha da offrire alla città di Gravina? Dobbiamo, forse, credere che il dibattito politico si sia ridotto a pochi twitt? Abbiamo affidato le sorti della nostra società ad uno scambio di battute virtuali? La speranza per noi di Articolo Uno è che la classe politica di questa città abbia di meglio da offrire poiché, cari consiglieri comunali, la gestione della cosa pubblica è un argomento assai serio. Da mesi chiediamo un dibattito con le forze politiche e sociali del territorio auspicando un confronto pubblico sui temi importanti per la nostra città. Chiediamo che il Sindaco continui ad occuparsi di questa seconda ondata dell’emergenza sanitaria da Coronavirus e delle soluzioni per arginare i rischi di questa pandemia con senso di responsabilità. Ma, allo stesso tempo, non possiamo sottrarci dal commentare gli ultimi avvenimenti accaduti sul fronte amministrativo. Serve coerenza e chiarezza sia quando si affrontano i problemi sanitari, sia quando si fanno scelte politiche su a Palazzo di Città. Questo principio di buon senso non è mai sbagliato, anzi eleva il livello politico. Invece è mancato il buon senso. E proprio il buon senso poteva prevalere nell’azione politica del Sindaco che non ha spiegato alla città come abbia fatto, nel giro di qualche ora d’interruzione di un consiglio comunale sui generis, a fare un “rimpasto” politico con tanto di nomina di assessore. Una nomina dettata dall’esigenza di mettere in sicurezza una maggioranza ridotta ai minimi termini chetando gli animi più agitati del consiglio. Una scelta scellerata tanto per le modalità quanto nei tempi e che ferisce ancora di più se si pensa che la nomina dell'assessore Gramegna (a cui va il nostro augurio di buon lavoro) è stata voluta per soddisfare gli interessi di un gruppo politico che nei suoi confronti non ha mai lesinato critiche utilizzando anche terminologie aberranti per una sala consiliare. E come se non bastasse registriamo il silenzio totale di una intera maggioranza. A parte qualche protesta social nella quale abbiamo visto usare con troppa leggerezza parole come "venduto" o "mafioso", nulla è stato detto. Nemmeno dal primo partito di maggioranza di questa città. Quel Partito Democratico che si era auto eletto "garante" del governo cittadino. Siamo francamente delusi da un simile atteggiamento che finisce per sfaldare anche l'ultimo briciolo di credibilità di questa sinistra. Ma soprattutto che fine ha fatto la sinistra nel nostro paese, sempre più camuffata e molto spesso usata all’occorrenza da personaggi trasformisti, “turisti della politica” distanti dal nostro pensiero! Forse che il silenzio è diventato arma politica dalla doppia utilità "sto zitto oggi per poter chiedere domani?" Per l'ennesima volta rivolgiamo un accorato appello al dialogo tra i partiti della sinistra locale per recuperare ciò che di buono abbiamo seminato in questi anni. Ci sono questioni troppo urgenti da discutere. Necessità per cui la città non può più aspettare. E l'emergenza sanitaria che l'intero Paese sta affrontando non può e non deve diventare in alcun caso un alibi. Rimettiamo sul tavolo i temi cari alla sinistra, discutiamo insieme sui grandi progetti che stanno cambiando, e che rischiano di stravolgere la nostra città, e cerchiamo l'unità tanto sperata ma su cui in pochi hanno davvero lavorato. Se lo facciamo adesso la città ce ne renderà merito ma se restiamo silenti o impegnati a gestire ciascuno le proprie briciole, la città ci volgerà le spalle. Non corriamo l'errore di sottovalutare i nostri elettori... Lo chiediamo per il futuro di questo paese e per una storia collettiva da recuperare e rianimare.
ARTICOLO UNO GRAVINA. Via Garibaldi 5

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