Toponomastica locale: a proposito di Botromagno

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Toponomastica locale: a proposito di Botromagno

Città e territorio
Il Canonico della Cattedrale Tobia Stamelluti (1807-1873) nel 1871 all'età di 64 anni nel suo manoscritto "Opinioni sull'origine di Gravina", a proposito di Botromagno riportando l'opinione del Padre Bonaventura da Lama che a sua volta si poggia sulle memorie di Alessandro Manzella da Gravina, scrive che "dopo La battaglia di Canne del 216 a.C. durante la seconda guerra punica, in cui l'africano Annibale distrusse l'esercito della Repubblica Romana, alcuni soldati veterani giunsero in questa parte della Peucezia, ov'è l'attuale Gravina, e scelta fra le molte colline una più elevata verso ponente, vi si fermarono sotto capanne costruite di legni, canne e paglia, ove vissero per lunghissimo corso di anni, ed avendo piantato delle viti, che produssero grossi grappoli, appellarono Botro - magno i loro abituri, nome che porta tuttora quel colle".
Domenico Nardone nella introduzione al suo volume "Notizie storiche sulla città di Gravina" a proposito del toponimo in oggetto scrive: "La denominazione Petra-Magna fu data al colle posteriormente alla distruzione della città che su di esso ebbe sede, e va riferita alla sua mole rispetto agli altri colli che circondano Gravina. Così è chiamato per tradizione dal popolo, e così fu denominato dal Notar Domenico, scrittore della 1^ metà del sec. XIV. La denominazione Botromagno, entrata in uso sin dal principio del XVIII secolo per una pubblicazione del Manzella, scrittore di patrie memorie, e riprodotta dal Padre Lama ed altri, va ritenuta fantastica e perciò da abbandonarsi. L'opera di Alessandro Manzella, vissuto nella seconda metà del sec. XVIII, non fu mai stampata. Il Padre Lama dové avere fra mano il manoscritto da cui ritrasse le opinioni riguardanti le origini di Gravina, opinioni che sono in contraddizione con i dati storici ormai accertati dal prodotto degli scavi."
Delle due ci sembra etimologicamente più credibile l'opinione di Domenico Nardone.
"Botromagno", a nostro avviso significa "grande fossato, burrone" (magnus)
Infatti, in italiano abbiamo il termine "botro" e la variante "borro", da cui "borrone" e quindi "burrone". Eugenio Montale nella poesia "L'anguilla" parla dei "botri", attraverso i quali scorre l'acqua del fiume Po e dei sui affluenti.
E ci chiediamo che senso ha dare il nome di "Botromagno" ad un colle?
In greco esiste anche il termine (=grappolo d'uva) e quindi associato a magnus si ricaverebbe "botromagno" col significato di "grande grappolo".
Si noti la differenza fra i due lemmi greci: il primo,  scritto con la consonante th; il secondo lemma  scritto con il tau equivalente alla nostra t.
Noi ci facciamo guidare dalla logica e con un pizzico di realismo riteniamo autentica e corrispondente al vero l'etimologia che in italiano suona "grande fossato" ossia burrone. Quindi il termine Botromagno ha da darsi al "burrone della gravina" e non alla collina sovrastante.
Pietro Elia


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