Sigilli cartacei nell'Archivio Diocesano di Gravina

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Sigilli cartacei nell'Archivio Diocesano di Gravina

Città e territorio
Sigillo Famiglia Orsini
(Gravina)
Sigillo Monastero dei Padri Agostiniani (Sant'Agostino)
Sigillo Monastero dei Frati Cappuccini (San Felice)
Sigillo Monastero dei Minori Osservanti (Acquaviva)
Sigillo Monastero dei Minori Osservanti di Basilicata
Sigillo Monastero San Michele Arcangelo (Montescaglioso)
Sigillo Monastero
San Sebastiano
Sigillo Monastero di Santa Maria dei Miracoli (Andria)
Sigillo Monastero di
Santa Sofia
Sigillo Monastero
Santa Teresa
Sigillo Monastero di San Tommaso (San Domenico)
Sigillo Arciprete di Rocca Imperiale (Cosenza)
Segni di uomini ed istituzioni nell'Archivio Diocesano di Gravina
Il sigillo, mezzo di identificazione di un oggetto o autentica di documenti, ha origine remota. Era costume negli antichi secoli che i lavoratori di mattoni, tegole, imbrici e coppi, imprimessero su questi oggetti il proprio sigillo di riconoscimento. Con l'affermazione della scrittura, il sigillo si collega in modo più diretto agli atti scritti, trovando una delle sue applicazioni più significative e frequenti. Il sigillo diventa elemento di garanzia e di autenticità. Visitando gli archivi, è facile imbattersi in sigilli di ogni tipo e di ogni importanza. Si apprende dallo storico ed erudito Muratori che Carlo Magno e i suoi successori usarono quasi sempre sigilli di cera, ma non mancarono quelli di oro e argento, che si fecero più frequenti dopo l'anno Mille. I sigilli aurei attrassero particolarmente l'attenzione di tutti e dei monaci in particolare, che proprio nel monastero di Farfa (Rieti) fecero scempio di tutti i sigilli preziosi, sostituendoli con quelli di piombo. I Longobardi e i Normanni contrassegnarono i propri atti con suggelli di cera, e qualche volta, di piombo. La cera è stata la materia più accreditata per secoli, capace di accogliere matrici incise in negativo con qualsiasi effige. Essa era, però, molto delicata e per questo si studiarono diversi metodi per poterla conservare nel tempo: si crearono custodie di cera o teche di metallo e legno. Gli atti ufficiali della Chiesa furono dotati del tipico sigillo plumbeo pontificio, raffigurante le teste degli apostoli Pietro e Paolo, su una faccia ed il nome del Papa pro tempore sull'altra. In età moderna i sigilli hanno dovuto rispondere ad esigenze più pratiche ed efficaci, ecco perché la materia è cambiata: ceralacca e carta speciale. Presso l'Archivio Storico Diocesano di Gravina sono conservati pochi esemplari di sigilli plumbei; numerosi sono quelli in ceralacca, per lo più fragili e pronti a frantumarsi al minimo maltrattamento; più consistente è la presenza dei sigilli cartacei, sovrapposti a ceralacca o applicati su atti di ogni nature. Essi sono presenti su ogni documento con una notevole varietà di immagini araldiche, davvero stupende ed interessanti in molti casi. E' possibile, affidandosi a questa sezione cartacea, rivenire sigilli di istituzioni gravinesi come pure di altre città e diocesi. I più comuni riportano i segni araldici dei vescovi, dei monasteri, delle istituzioni ecclesiastiche e laiche, di famiglie aristocratiche, di abati, di priori, di arcivescovi. Si tratta di piccoli, ma significativi capolavori artistici con figure semplici e chiare o con scene più complesse ed elementi architettonici in prospettiva. Il rinvenimento di questi bolli cartacei, talvolta arricchiti da un "ricamo a rintagli" intorno, fa registrare sicuramente un piccolo ma grazioso tesoro artistico di tutto rispetto, da sottoporre all'attenzione di tutti per il piacere di gustare un'inedita arte su carta, carica di elementi paleografici, diplomatici, storici. Gli Amici della Fondazione "E.Pomarici-Santomasi " vi propongono la fruizione e la compagnia dei sigilli cartacei raffiguranti le insegne araldiche dell'Universitas-Comune di Gravina, della famiglia Orsini, dei monasteri di Gravina, di altre istituzioni, che ebbero come emblema le effigi della Madonna con Bambino. Quest'ultime le propongono per la loro graziosità artistica ma, soprattutto, per il soggetto che ben si intona con l'anno giubilare.
Calendario 2001 dell' Ass. "Amici della Fondazione E. Pomarici Santomasi".
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