Sappiamo che moriremo, ma guariteci il più possibile - GRAVINAOGGI

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Sappiamo che moriremo, ma guariteci il più possibile

Politica e cultura
In 7.000 strutture di residenze anziani in tutta Italia muoiono centinaia di anziani ogni giorno. Cresce la rabbia dei familiari e vengono bloccate le visite dei parenti. È una strage silenziosa, particolarmente nel centro-nord, una strage degli innocenti, che rischia di cancellare un’intera generazione quella che sta avvenendo all’interno delle residenze per anziani. Nessuna visita, solo chiamate o, per i più fortunati, videochiamate. E al Sud come vanno le cose? E nei piccoli paesi della mrgia nord occidentale quale ansia attanaglia i nostri nonni? In verità i nostri anziani vivono una vecchiaia pressoché normale si direbbe. La maggior parte dei nostri nonni vive insieme ai propri figli, in famiglia, dove albergano ancora valori e sensibilità che altrove ci invidiano. E per dirla tutta questi nostri anziani d’altri tempi rappresentano sicuramente una risorsa economica per tanta umanità disoccupata. “Per fortuna che c’è la pensione del nonno” affermano in tanti.Nelle cosiddette “Residenze assistite” ci sono comunque dal nord al sud tantissimi anziani infettati e soli. Ammalati di covid-19 senza saperlo. Anziani che ti guardano negli occhi – ha dichiarato un infermiere del Sud Italia impegnato a Bergamo -  desiderosi di raccontarti la propria storia di vita vissuta, ma non hanno spesso forza fisica e parole adeguate per farlo, neanche per chiederti aiuto. E’ triste registrate tanta sofferenza degli anziani in questa società complessa di oggi, così attrezzata di mezzi tecnologici e al tempo stesso completamente staccata dagli affetti umani, che ti aiutano a continuare a vivere: rischiano di morire senza le cure necessarie, mentre nei loro animi c’è sempre una piccola luce di speranza di poter essere curati, sapendo comunque di dover morire. Rischiano di morire senza la possibilità di essere curati a dovere e senza sapere se sono positivi o meno al virus. La rabbia dei familiari è legittima perché esclusi dal rapporto con i propri cari.Sono sempre più preoccupati. E gli anziani vivono il dramma della solitudine, nella speranza di poter guarire e poi poter morire “in grazia di Dio”. Nessuna chiosa ci sentiamo di avanzare, nessuna lezione da esporre. Ciascuno è in grado di riflettere con la propria coscienza. Anche se non ammalato.
Michele Gismundo

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