Rosa Brunetti (1770-1801)

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Rosa Brunetti (1770-1801)

Città e territorio
Michele Cammarano: Le stragi di Altamura (Napoli, Museo Civico di Castel Nuovo)
Rosa Brunetti nata a Gravina in Puglia da Niccolò e Maria Bianchino il 1770, e sposata con Camillo del Beato. Donna di grande spirito e di non comune sapere, partecipò con entusiasmo agli avvenimenti politici del 1799. All'annuncio dell'arrivo del cardinal Ruffo ad Altamura concorse con altri Giacobini di Gravina a fronteggiare in quella città la grave situazione, dimostrando coraggio ed ardimento.
Il 9 maggio 1799 giungevano ad Altamura, provenienti da Matera numerose orde dei cosi detti Sanfedisti capitanate dal Cardinale Ruffo il quale, dopo la fuga del Re da Napoli, si era prefisso di ristabilire a qualunque costo la monarchia nel regno. L'arrivo dei Sanfedisti ad Altamura (ove pare si fossero raccolti i capi rivoluzionari della Provincia) dette luogo ad un aspro combattimento che si chiuse con la capitolazione della città, con l'eccidio di numerosi cittadini e conseguente rapina dei loro averi.
In questa circostanza Rosa Brunetti dimostrò coraggio ed ardimento. Caduta prigioniera e tradotta nelle carceri di Napoli, poco dopo, tra inaudite privazioni ed oltraggi, fu condannata alla deportazione in Marsiglia sotto pena di morte nel caso fosse rientrata nei reali domini. Dell'età allora di anni 27, aveva occhi e ciglia castani, capelli neri, naso profilato, volto regolare, statura bassa e delicata di vita.
Dopo la sconfitta dei rivoluzionari ad Altamura, si pregò vivamente il Cardinale di risparmiare la città di Gravina da ogni danno che le sue soldatesche avrebbero potuto arrecare entrando; e così il Cardinale Ruffo passava da Gravina senza entrarvi. Attribuendo il popolo lo scampato pericolo ad un novo miracolo di San Michele, volle che una statua di questo Arcangelo fosse posta a ricordo su Porta San Tommaso (per dove il porporato sarebbe entrato) il che fu fatto scolpendovi sotto a ricordo la memoranda data del 1799 (con l'abolizione della porta, tale statua vedesi oggi riposta in una nicchia all'angolo della casa che da piazza Scacchi fiancheggia via dell'Impero).
Rosa Brunetti fu beneficiata del condono del trattato di Firenze del 1801, fece ritorno a Gravina; ma immutabile nelle sue idee, si ascrisse alla Vendita Carbonara, esplicando opera utile e fattiva per cui, dopo l'abolizione della Costituzione, fu processata in contumacia e condannata a morte e nella memoria, sicchè di lei si perdette ogni traccia.
Domenico Nardone, "Notizie storiche sulla città di Gravina", IV ed., Bari, Adda, 2003, pp. 298-300, pp. 325-326.
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