Rione Fondovito - GRAVINAOGGI

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Rione Fondovito

Città e territorio
Recente scoperta della lapide muraria in seguito al restauro di una abitazione nel rione FONDOVITO. Dall'associazione dei termini VICO - FONDOVITO deduciamo che quel rione è un VICO cioè un quartiere antico, ma la sua vera denominazione si ricava dal culto a San Vito Martire cui era dedicata anticamente la chiesa odierna detta Sant'Agostino, sovrastante al rione stesso, tant' è che la statuetta di San Vito martire era situata nella nicchia al di sopra della porta centrale di questa chiesa. Durante il Concilio Vaticano II, si parlò e si ribadì la centralità del culto al Cristo nelle chiese, per cui, come fecero tutti, anche il vescovo del tempo mons. Aldo Forzoni diede ordine di togliere la statua del santo martire dalla nicchia della facciata.
Quindi ribadiamo, in questo breve articolo, che quell'antico rione deve chiamarsi FONDOVITO.
Il Cardinale Orsini (futuro Papa Benedetto XIII) in una sua Relazione sulla nostra Diocesi scrive che "la Badia benedettina di San Vito esisteva già dal 1553" accanto alla chiesa in cui, dopo i Benedettini, si insediarono i Padri Agostiniani ed è stato il popolo a denominare quella chiesa "Sant'Agostino" mentre il beneficio parrocchiale di quella chiesa è intitolato a San Giovanni Battista. Infatti nel rione di cui stiamo parlando subito dopo la larga scalinata che porta laggiù, svoltando sul lato sinistro c'è la chiesa di origine benedettina dedicata a San Giovanni Battista.
Questo rione è stato teatro di tante vicende storiche. I primi abitanti furono certamente i superstiti scesi dalla collina Petramagna dove c'è l'area archeologica della Silvium romana (già polis greca denominata Sidion prima dell' era cristiana), sfuggiti all'invasione e distruzione dei Vandali.
Tali superstiti rimasero qui e si moltiplicarono durante il lungo periodo di invasioni barbariche e di guerre dal 456 al 553 d.C. Qui sorse nelle grotte adiacenti al torrente Canapro (oggi torrente Gravina) la chiesa-grotta (prima cattedrale) dedicata San Michele Arcangelo, il cui culto fu introdotto dai Longobardi.
Nelle altre grotte adiacenti allo stesso torrente si stanziarono per un certo tempo i monaci Basiliani venuti dall' Oriente al tempo della iconoclastia (distruzione delle immagini sacre decretata dall' imperatore di Costantinopoli Leone Isaurico). In tali grotte i monaci di San Basilio vissero da anacoreti e ci hanno lasciato, sulle pareti di calcarenite, affreschi del Cristo Pantocrator e di santi.
Un'altra chiesa - cripta del rione in parola è dedicata a San Marco, oggi in gran parte franata, vi si accede mediante una scalinata praticata dalla parte dell' antro di san Michele.
In seguito ci fu la prima incursione saracena del 977 (vittoriosa per i nostri antenati), poi la seconda micidiale incursione saracena del 999 con la carneficina di tutti gli abitanti del rione, le cui ossa furono sistemate presso l'antro di san Michele e recentemente traslate in un'altra chiesa dello stesso rione dedicata a san Bartolomeo, attualmente chiusa al culto.
Dopo le invasioni saracene sopraggiunsero i Benedettini (monaci di San Benedetto da Norcia) che fecero costruire la chiesa di san Giovanni Battista, di cui si è già detto (come si legge nel chiusino di forma ottagonale della volta a crociera riportante tre iniziali: F -H -S e sotto due grosse BB che dovrebbero significare: Fecerunt Hoc Struere Benedictini, in lingua corrente: Fecero costruire questo (tempio) i Benedettini.
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