Le mani alzate verso te Signor

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Le mani alzate verso te Signor

Politica e cultura
Pagina a cura di Vito Raguso
Dio oggi ci ha ricordato una delle grandi memorie storiche del popolo di Mosè nel deserto. C’è una battaglia in corso e il popolo d’Israele minaccia di essere distrutto. Mosè, ormai anziano, non può certo combattere, ma può ancora alzare le mani e pregare. Ed è proprio per la sua preghiera che il popolo vince i suoi nemici.
L’immagine di Mosè che prega sul monte, richiama un canto che si ascolta spesso nelle nostre comunità: “Le mani alzate verso te, Signor, per offrirti il mondo …”. Mosè è quasi il modello della costanza nella preghiera, è uno che “ha sempre le braccia alte nel cielo, aperte sul mondo” (Turoldo).
Anche la vedova del Vangelo ci ricorda la perseveranza e l’insistenza nella preghiera. La sua qualità fondamentale è la sua inarrestabile costanza, che non conosce le oscurità del silenzio del giudice, l’amarezza della sua indifferenza e persino la durezza della sua larvata ostilità.
Ecco perché “pregare è bello! … C’è chi ci aspetta; c’è chi ci ascolta; c’è chi ci viene incontro; c’è Dio, c’è il Padre, che attende il nostro colloquio” (Paolo VI).
Lui ama la nostra insistenza fastidiosa. Vuole essere importunato. Purché la nostra fede sia forte, resistente. “La vita ci rende tutti guerrieri. Per vivere dobbiamo usare l’arma più potente. Quest’arma è la preghiera” (Nachman di Brazlav).
Dio non è insensibile come il giudice del Vangelo. Vuole essere pregato; si lascia ferire dal grido di quanti lo invocano e si mostra impaziente di esaudirli.
Dio vuole essere importunato. Attende con ansia di essere disturbato dalle nostre preghiere. “Nessuno è più vulnerabile di un Dio che ama” (A. Pronzato).
Bisogna pregare, e pregare sempre. Una preghiera continua e infaticabile. Pregare senza stancarsi. Fare della preghiera una vita e della vita una preghiera ….
Non si prega ai margini, ma nel cuore dell’esistenza. Solo così la preghiera diventa efficace: trasforma la vita! La preghiera è la forza che ci permette di lottare e di sperare.
E non abbiamo paura né vergogniamoci, se qualcuno ci considera … superati, fuori dal tempo. Se qualcuno ci dice che il discorso sulla preghiera è un discorso anacronistico, ambiguo e alienante. Noi siamo fiduciosi nella parola di Dio: pregate sempre, senza mai stancarvi.
Abbiamo la certezza che l’uomo non può ascoltarci e non può salvarci. Ma abbiamo anche la certezza che Dio non resterà muto e silenzioso. Squarcerà i suoi cieli luminosi, ascolterà il grido di quanti lo invocano, e scenderà a rischiarare le nostre tenebre.
Dobbiamo crederlo. Non possiamo disperare.
Solo, non dobbiamo stancarci se la risposta di Dio si fa attendere. Ricordiamoci che dall’altra parte non cìè un giudice insensibile come nel Vangelo. Ma c’è un Padre che è impaziente di esaudire.
Bisogna saper pregare anche nel vuoto, nella desolazione, nel buio più fitto delle difficoltà. Pregare anche quando sembra impossibile. Anche quando sembra inutile. Resistere nella preghiera, per continuare a credere nell’impossibile.
È tremenda la domanda che chiude il Vangelo: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Tocca a noi, oggi, rassicurarlo circa la serietà della nostra fede. Dovremmo poter garantire che, almeno fino alla fine di questa giornata, le nostre mani resteranno alzate verso l’alto, nonostante l’umana stanchezza.
E domani, cercheremo di sollevarle ancora. “L’uomo che prega ha le mani sul timone della storia” (San Giovanni Crisostomo).
NiLo

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