La festa di San Michele del 1893

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La festa di San Michele del 1893

Manifestazioni
29 SETTEMRE
E’ la festa che mette termine, ad un periodo allegro festivo, è quella che fra tutte ergesi superba, è quella che richiama alla nostra Gravina tanti forestieri, è la festa del Patrono S. Michele, di cui i vegliardi raccontano la storia miracolosa, la sconfìtta degli Ungheresi e la salvezza di Gravina per opera di questo Santo benedetto. Segna il fine di tutte le feste, segna il fine dell'infernale rullo dei tamburi che per più di un mese, han messo i nostri timpani in gran pericolo, segna il fine del gran consumo d'olio per le fastose illuminazioni ad archi, ultimo avanzo di una barbarie che va perdendo terreno anno per anno, e che fortunatamente tende a scomparire del tutto. E mentre lontano lontano sentesi lo squillo di tromba del venditore ambulante col suo carretto pieno di cianfrusaglie, che fanno ammattire ed accorrere le simpatiche nostre popolane, più vicino le salviate ci annunziano che la funzione nella Cattedrale è finita e che oramai è ora di pensare al ventre. Contenti come tante pasque i contadini infagottati nei loro abiti da festa, assistono allo sparo, alcuni stupiditi a bocca spalancata, altri turandosi con le mani le orecchie., altri turandosi con le mani le orecchie, qualche monello attento chi sa sfuggisse alla miccia qualche bomba per rubarla. E tutti in ultimo, dopo i colpi finali che sono i più rumorosi, si avviano sorridendo alle loro case dove li aspettano i piatti fumanti di cavatiedde, mentre il fumo dello sparo li accompagna in vorticose spire affumigandoli come salami. Le tre bande in grande uniforme, percorrano a passo di carica le principali strade della città, facendo a gara per eseguire le migliori marce. I venditori di nocelle e mandorle gridano a squarciagola vantando la loro merce, mentre i sorbettieri si affaticano per la sera. Bande, illuminazioni, batterie, fuochi pirotecnici tutto fra qualche ora sarà finito, e della festa che rimarrà? Ai nostri contadini, alle nostre brune figlie del popolo, alle nostre eleganti signorine una grande stanchezza ed una lieta rimembranza. A noi, il dolce ricordo di aver visto in un gran quadro i più bei visi che Iddio abbia creato. Sì, perché, sotto la luce rossa delle migliaia di lampioncini oscillanti sono passati come in un quadro magico tutti i tipi di donne, dalla bionda Ofelia alla bruna Margherita del Gounod, dalla dolce Desdemona alla terribile Santuzza, tipi misti di bellezza e di grazia, che hanno messo in tumulto i nostri sensi. A noi rimarrà purtroppo il dolore, che simili quadri sì rapidamente sfumati ci vorrà del tempo per tornare a vederli ed a gustarli... Ah! perché S. Michele ricorre una sola volta l’anno ?
D'ARTAGNAN
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