La facciata della "Madonna della Grazia"

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La facciata della "Madonna della Grazia"

Città e territorio
Santuario Madonna dalla Grazia

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La facciata si articola in due parti: nella sottostante è rappresentato un castello merlato: nella sovrastante è rappresentata un’aquila reale. L’aquila è elemento dello stemma del vescovo committente. La facciata si potrebbe dire che è un tripudio di altorilievi e come tale invita l’osservatore a porsi frontalmente ad essa per coglierne tutta la bellezza e l’originalità artistica. Tracciando idealmente un asse dalla punta della mitra al vertice del timpano del portale, si nota una perfetta simmetria di tutta la facciata, fatta eccezione del collo dell’aquila. Le due parti in cui si articola la facciata sono perfettamente uguali. La staticità della parte inferiore a data sia dalla figura geometrica del rettangolo, sia dal bugnato fitto delle mura del castello e delle sue torri. La dinamicità della parte superiore è data dalla figura triangolare, dal movimento del piumaggio delle ali spiegate, dalla lieve inclinazione all’indietro del profilo del volatile, dal rosone e dalle curve laterali della costruzione che seguono l’apertura alare.La distribuzione equilibrata dei pesi visivi è l’altro aspetto positivo della facciata. Se la torre centrale fosse stata uguale alle altre due, la base sarebbe apparsa leggera rispetto alla mole dell’aquila. Viceversa, la base sarebbe apparsa più pesante. Se la facciata superiore avesse avuto lo schema geometrico della base, che, come abbiamo detto innanzi, è rettangolare, l’aquila sarebbe sembrata piccola rispetto alla mole della costruzione. Se il corpo dell’aquila fosse stato rappresentato realisticamente, il volatile sarebbe sembrato sproporzionato rispetto alle ali e piccolo in rapporto all’intero campo della facciata. Ancora una volta si sarebbe creato uno squilibrio tra i pesi visivi, ma l’equilibrio viene ristabilito grazie al controbilanciamento determinato dall’elemento dinamico del rosone con l’elemento statico della torre sottostante. Completa la facciata un timpano monco triangolare in cui campeggia una mitra la cui punta sostituisce il vertice. Se il timpano fosse stato chiuso, tutta la costruzione si sarebbe appiattita, invece questo vuoto visivo non solo consente alla facciata di svettare maggiormente, ma aiuta l’osservatore a concentrare l’attenzione su un paramento sacro che, per la dignità episcopale, è l’elemento più significativo, in quanto ricorda la funzione di mediazione tra terra e cielo esercitata dal vescovo. Guardando attentamente si individuano tre figure geometriche aventi la stessa altezza che si susseguono sull’asse di simmetria: un quadrato (torre centrale), un cerchio (il rosone) e un triangolo avente come vertice i due animali aggettanti e la punta superiore della mitra. Il tutto sostiene il perfetto equilibrio dello schema compositivo dell’intera facciata e guida la vista dell’osservatore perché dal basso si proietta verso l’Alto.
Brigida Laterza
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