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L’Arcangelo Michele, il “Santo” con le ali

Città e territorio
di Renzo Paternoster
Gli angeli, entità intermedie a metà tra cielo e terra, tra Dio e l’uomo, ricorrono in quasi tutte le religioni e mitologie. Nelle religioni politeiste la linea di demarcazione tra queste creature sopranaturali e la divinità stessa è alquanto sfumata, mentre diviene netta e precisa nelle religioni monoteiste: «Nell’immaginario collettivo l’angelo appare nelle sue molteplici forme e funzioni come una sorta di “doppio celeste” e insieme un altro da sé, strumento e mezzo di relazione con la divinità, di seduzione erotica e religiosa, di estasi mistica, di investigazione poetica e scientifica» [G. Casiraghi, L’angelo nell’immaginario collettivo, in P. Bouet, G. Otranto, A. Vauchez (a cura di), Culto e santuari di san Michele, Edipuglia, Bari 2007 p. 420].
Nel Cristianesimo gli angeli sono presenti nel Vecchio Testamento e sono definiti con il termine mal’ak, che significa “messaggero”. Tra le figure angeliche, non vi è dubbio che quella di Michele sia la più poliedrica e ricca di potenzialità figurative, una ricchezza che ha consentito di prestarsi a interpretazioni molto diverse secondo epoche, luoghi ed esigenze spirituali.
Michele lo troviamo nella Bibbia ebraica come il paladino della maestà di Dio contro un angelo corrotto dal potere, come il difensore della “prima rivoluzione della storia”. Satana si ribellò a Dio al grido “Non servirò! Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, mi farò uguale all’Altissimo [Isaia 14, 13-14]. A queste parole del demonio, echeggiò un urlo nel Cielo: ‘Chi come Dio?’. Tra l’angelo ribelle e il trono dell’Onnipotente si erse uno dei primi principi [Daniele 10, 3], un Serafino incomparabilmente più splendente e forte di quello che si era sollevato contro Dio. Allora in cielo vi fu una gran battaglia: Michele e i suoi Angeli combattevano contro il dragone e gli Angeli suoi; ma non lo vinsero e nel cielo non vi fu più posto per loro. E quel gran dragone, l’antico serpente, che si chiama Diavolo e Satana, il seduttore del mondo intero, fu precipitato sulla terra con tutti gli angeli suoi [Apocalisse 12,7]”.
Questo simbolo di fedeltà, per il riconoscimento più pieno d’amore della trascendenza divina, che in ebraico si dice Micha’el (“Chi come Dio?”, ma anche “Chi è come Dio?”), passò a essere il nome di quel Serafino che con la sua impareggiabile carità fu il primo ad alzarsi in difesa della Maestà offesa.
Molteplici sono le funzioni che l’Arcangelo ha acquisto attraverso i secoli: aiutante di Dio nella Creazione (nel Vangelo di Bartolomeo si racconta che fu lui a portare a Dio la terra e l’acqua necessarie a creare Adamo), messaggero di Dio, custode e protettore di Israele, istruttore assieme all’Arcangelo Gabriele di Maometto (Corano II, 92), guerriero e capo delle milizie celesti, garante del rispetto del giudizio divino, liturgo, psicopompo (accompagnatore delle anime nell’oltretomba), taumaturgo (capace di fare miracoli), psicagogo (medico specializzato nel riadattamento dei bambini con difficoltà psicosociali e degli adulti con comportamenti psichici anormali), pesatore delle anime (ipostasia), detentore delle chiavi del Paradiso (Apocalisse siriaca di Baruch), potente “strumento” per eseguire esorcismi, istruttore dei figli di Adamo ed Eva (Apocalisse siriaca di Mosè), liberatore del Cristo dal suo sepolcro (Ascensione di Isaia), accompagnatore di Maria (Apocalisse della Madre di Dio), soprattutto miles Christi e capo dell’esercito celeste che combatte Satana e i suoi angeli.
L’aver assunto tutte queste funzioni, conferisce all’Arcangelo Michele una serie di “protettorati”. Egli, infatti, è considerato protettore di tutti i mestieri per cui servono le bilance (speziali, pasticceri, farmacisti, droghieri, merciai, pesatori di grano, fabbricanti di tinozze), protettore degli spadaccini, dei maestri d’armi, dei forbitori, dei radiologi, della Polizia italiana e dei paracadutisti. Inoltre, per essere stato definito il difensore e custode dei luoghi di culto cristiani, il nome “San Michele” era dato a torri, castelli e fortificazioni. Per lo stesso motivo in molte città nei muri delle abitazioni, soprattutto nelle antiche porte d’accesso alla città, sono state ricavate delle edicole in cui vi sono dipinti o trovano riparo statue dell’Arcangelo.
L’immagine evocata da san Michele nel corso della sua storia (per la verità santo per tradizione e origine divina e non perché sia stato proclamato tale dalla Chiesa) è dunque fortemente dinamica, per questo si è prestata a essere tradotta in molteplici raffigurazioni: a una varietà di funzioni dell’Arcangelo corrisponde una ricca potenzialità figurativa.
Il culto di san Michele sembrerebbe diffondersi inizialmente in Asia Minore con una caratteristica costante a tutti i santuari dedicati all’Arcangelo: la presenza di sorgenti prodigiose. Simeone Metafraste, scrittore e agiografo bizantino del X secolo, vorrebbe far risalire al I secolo d.C. un’apparizione dell’Arcangelo a Cheretopa in Frigia, dove avrebbe fatto sgorgare dell’acqua miracolosa. È attestato che a Chonae (Colosse) in Turchia, già nel III secolo d.C., l’arcangelo Michele sostituì il culto delle divinità Eracle o Apollo e prima ancora del dio nazionale Mên. Qui, narra una leggenda greca pervenuta in tre redazioni e attribuita al VI-VII secolo, proprio nel luogo in cui era venerato san Michele, gli apostoli Giovanni e Filippo fanno scaturire un’acqua miracolosa. Gli abitanti del territorio, in parte ancora pagani, saputo del miracolo deviano due fiumi per distruggere il luogo sacro e la fonte, ma l’Arcangelo crea una voragine che inghiottisce i due corsi d'acqua e trasforma i pagani in statue. Il santuario diviene meta di pellegrinaggi sin dal IV secolo.
Le prime attestazioni del culto in Egitto risalgono alla fine del II secolo, dove l’Arcangelo gode di una grande popolarità avendo sconfitto il diavolo Mastema. Ad Alessandria, tra il 313 e il 326, un tempio dedicato a Saturno fu riconsacrato a Michele Arcangelo su iniziativa del vescovo locale. Durante il V secolo il culto di Michele si diffonde anche in Caria e Bitinia. Qui Michele assume il patronato sulle acque termali e il suo culto subentrò a quello di Eracle e di tre ninfe, divinità tutelari del luogo. Enorme espansione ebbe il culto anche sulle rive europee del Bosforo e a Costantinopoli, dove con Giustiniano ha la sua massima diffusione. L’introduzione del culto a Costantinopoli non si può datare con precisione, anche se si è a conoscenza che già nel IV secolo esistevano nella capitale e nei suoi sobborghi una decina di chiese dedicate all’Arcangelo. “Patrono” delle sorgenti curative in Asia Minore, a partire dalle minacce arabe dalla fine del VII secolo, Michele si tramutò poi in archistratega degli eserciti celesti che difendevano Costantinopoli.
Quando approdò in Occidente, il culto micaelico era una devozione essenzialmente naturale e moralizzatrice, poiché gli Angeli avevano ancora un ruolo teofanico, ossia erano la manifestazione di Dio. Col passare del tempo, anche grazie al contatto con i Longobardi, esso venne, a dir così, accentuando il suo carattere militare sviluppando gli attributi di san Michele guerriero, capo delle milizie celesti e vincitore del dragone, come risulta dal Vecchio e Nuovo Testamento.
In Occidente l’Arcangelo si manifesta per la prima volta nel 306 a Costantino, nell’imminenza della battaglia contro Massenzio. L’apparizione contribuisce all’impiantarsi del cristianesimo in Occidente, assieme al culto micaelico.
Uno dei più antichi tempi dedicati all’Arcangelo si trova a Roma, lungo la via Salaria a circa sei miglia a nord della città. Fu elevato nel quinto secolo a basilica in onore di san Michele da papa Leone Magno, in ringraziamento della protezione accordata dall’Arcangelo alla città al momento delle invasioni degli Unni. A Michele si inizia così ad attribuire la funzione di protettore dei cristiani e dell’Urbe. Questa funzione sarà ancor più marcata dal pontefice Gregorio Magno nel 590, grazie a una visione dell’Arcangelo sulla Mole Adriana mentre rinfoderava la sua spada fiammeggiante, segno celeste annunciante l’imminente fine di un’epidemia di peste.
Nel V secolo nasce in Puglia, a Monte Sant’Angelo, il luogo più sacro dedicato all’Arcangelo. Il Santuario s’impianta su un precedente luogo di culto dedicato a Calcante, l’acqua che sgorgava nella grotta era stata già motivo di pellegrinaggi per purificare il bestiame. La tradizione narra di ben quattro apparizioni dell’Arcangelo e del prodigio di aver egli stesso consacrato il luogo dove far sorgere il suo santuario, facendo trovare eretto in una grotta un altare, coperto di un pallio vermiglio e sormontato da una croce in legno. Questo santuario, ancora oggi meta di pellegrinaggi, è l’unico reso sacro per mano non umana.
Dal Gargano il culto si diffonde nel resto della penisola, sia nelle zone dipendenti da Bisanzio sia nei territori longobardi. Furono proprio quest’ultimi a conferire al culto dell’Arcangelo più sistematicità: durante il regno di Grimoaldo il culto micaelico si propaga anche alle regioni del Nord Italia, mentre con re Cuniperto l’immagine dell’Arcangelo, in veste di guerriero armato di lancia e scudo, è raffigurata anche sulle monete.
L’espandersi del culto micaelico, dapprima nell’Italia meridionale, e poi in tutto l’Occidente, «fu uno dei fattori decisivi mediante cui il Cristianesimo si reinventò e si appropriò lo spazio e il tempo religiosi» [Casiraghi G., in Culto e santuari di san Michele nell’Europa medievale, p. 421], scalzando divinità pagane, indovini e guaritori.
Altri luoghi di grande venerazione e di apparizioni dell’Arcangelo sono l’isolotto francese di Mont Saint-Michel (dove Michele apparve nel 709); Saragozza, in Spagna, dove apparve liberando la città dall’assedio arabo (XII secolo); Anversa, in Belgio, dove nel 1529 liberò la città da un’epidemia chiamata “sudore angelico”. In Italia importanti sono le apparizioni nella val di Susa in Piemonte (dove, in seguito a un’apparizione a un monaco eremita, fu edificata tra la fine del X e l'inizio dell’XI secolo la Sacra di San Michele della Chiusa), a Procida (in questa occasione Michele salvò l’isola dall’assedio dei corsari nel 1535), a Caltanisetta (quando Michele salvò la città dal pericolo del contagio della peste nel 1625).
Michele è anche presente nelle apparizioni della Madonna a Fatima, quando preparò i bambini all’incontro con la Madre di Dio. Egli è menzionato nel famoso terzo segreto come “Angelo con la spada di fuoco”.
In Puglia, a Gravina, si trova la più grande chiesa rupestre del Mezzogiorno dedicata all’Arcangelo Michele.
Padre Bonaventura Quarta da Lama (1650-1739), nella sua nota Cronica dei Minori Osservanti Riformati (1723-1724), rifacendosi al saggio Italia sacra sive de episcopis Italie (Venezia, 1721) scritto dal monaco cistercense Ferdinando Ughelli (1595 - 1670), sostenne che in Gravina in Puglia, fin dall’876 d. C., si trovava una chiesa dedicata a san Michele decorata dell’“infola vescovile”, sita in quella zona, dove ricchi e poveri si ritrovarono uniti per dar vita al primo centro di aggregazione, detto Fundus vicus, luogo sicuro per scongiurare le ingiurie dei tempi, e soprattutto le invasioni saracene e bizantine, visto che la città era controllata dal dominio longobardo. Anche Gravina è interessata da apparizioni e interventi dell’Arcangelo che si inseriscono in un quadro storico che interessarono realmente la città: apparizione nel X secolo, nel quadro delle lotte tra Bizantini e Longobardi, e tra quest’ultimi e i Saraceni; interventi nel 1600 durante l’epidemia di peste e nei terremoti del 1722-23; apparizione del 1734, nel quadro della fuga degli austriaci in ritirata dinanzi all’esercito di Carlo III di Borbone; apparizione del 1799, quando i sanfedisti dell’Esercito della Santa Fede in Nostro Signore Gesù Cristo del cardinale Fabrizio Dionigi Ruffo minacciarono seriamente la città di Gravina.
La notorietà di san Michele, spesso ha portato alla sua “duplicazione”, clonato in figure molto simili a lui, ma umane. La mancanza di reliquie dell’Arcangelo, infatti, spesso deludeva i pellegrini che si recavano nei suoi luoghi santi, così la tradizione popolare spesso ha sostituito il culto dell’Arcangelo con quello di cloni.
Un “doppione” celebre può essere rappresentato da san Giorgio martire. La sua iconografia, bizantineggiante è caratterizzata da armatura, mantello purpureo, spada o lancia e a piedi del cavallo montato dal Santo un serpente-drago trafitto. Dei molti patrocini attribuiti a san Giorgio, due sono molto simili a quelli di san Michele: protegge le porte delle città e allontana la peste.
Nonostante la ovvia assenza di reliquie angeliche, nel mondo moltissime sono le chiese, i santuari, le basiliche, gli altari dedicati all’Arcangelo, secondi per numero soltanto a quelli dedicati alla Madonna. Michele è anche patrono di moltissime città e paesi (tra cui Kiev, la capitale dell’Ucraina, e Arkangelsk in Russia) ed è titolare di un numero infinito di chiese e altari. Tutto questo attesta la venerazione che l’umanità da sempre gli porta. E questo sebbene l’Arcangelo non abbia mai “vissuto” sulla terra e non abbia territorialità né collocazione storica.
BIBLIOGRAFIA
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Casiraghi G., Sergi G. (a cura di), Pellegrinaggi e santuari di San Michele nell’Occidente medievale, Atti del XVI Convegno Sacrense (Sacra di San Michele, 26-29 settembre 2007), Edipuglia, Bari 2009.
(Riadattamento dell’autore per «Gravinaoggi» del saggio breve “L’Arcangelo Michele, il Santo con le ali”, in «Storia in Network», numero 199, maggio 2013)

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