Gravina e il suo habitat rupestre

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Gravina e il suo habitat rupestre

Città e territorio
La grotta: rifugio, casa, luogo di culto e di sepoltura; culla delle nostre radici. (foto Carlo Centonze)

Le radici delle comunità delle "Gravine", le loro caratteristiche antropologiche, le loro consuetudini sono strettamente collegate all'ambiente naturale, costituito da insediamenti rupestri a schiera e terrazzati, posti nelle lame scavate dalle acque.
Gli ambienti, le risorse naturali, le acque attirarono e determinarono atti di conquista. Lungo i pendii e le pareti delle "gravine" tutti i "gravinesi" assunsero le peculiarità di "formiche laboriose", ma anche bellicose, amanti dell'indipendenza, dell'autonomia, dell'individualismo. La mancanza di fiducia, da una parte, di collaborazione e cooperativismo dall'altra sono state causa di una lenta crescita, del forte attaccamento alla casa paterna, al luogo natio, alle tradizioni e consuetudini, che per secoli hanno contraddistinto singoli, famiglie, comunità divenute, spesso, l'una contro l'altra armata.
I terrazzamenti delle "Gravine" con tutte le grotte abitazioni devono considerarsi, quindi, antesignani dei condomini moderni, dove pure sussistettero i litigi e dove, spesso, avvenivano tafferugli tra chi era al ripiano superiore e quello del terrazzamento inferiore.
I villaggi rupestri costituirono i quartieri o le borgate in lotta e competizioni, ora positive ora negative. Gli abitanti erano chiusi e restii a prestare fiducia e solidarietà ai convicini, ma molto aperti e ospitali con i forestieri.
Chiunque voglia conoscere gli uomini delle "Gravine" non può e non deve prescindere dall'ambiente che li generò, li allevò e li foggiò qual sono con pregi e difetti.
Il paesaggio rupestre, tipico delle "Gravine" e delle lame della Murge di Puglia, racchiude in sé la storia delle comunità, che lì si resero sedentarie, crebbero, acquisirono particolari caratteri antropologici. In esso diversi sono gli elementi naturali ed artificiali, ma quello più rilevante è la grotta con tutte le sue varianti.
I villaggi rupestri con le loro grotte a schiera su livelli e piani differenziati, costituiscono il cardine di una cultura urbana, che dalla Preistoria ai nostri giorni ha assunto forme e caratteristiche adatte all'ambiente, alle diverse e continue esigenze abitative. In essi si crearono infrastrutture di servizio di semplice ingegneria urbanistica, ma di grande efficienza e funzionalità. La canalizzazione per il deflusso e la raccolta delle acque, i pozzi di acqua sorgente, le cisterne di acqua piovana, le scale di comunicazione tra grotte e villaggilimitrofi, la particolare viabilità, costituita prevalentemente da sentieri, carraie e adduzioni sono elementi tipici di una cultura/civiltà, che anticipa l'urbanistica moderna delle città delle Gravine e delle Murge. Sono queste caratteristiche e tipologie urbano-abitative non solo di area apulo-lucana, ma di molte realtà del Mediterraneo, mutuate e intrecciate con quelle del mondo orientale.
Le grotte, come cavità carsiche, erano state occupate dall'uomo e adibite come rifugi, come ovili e stalle, come abitazioni, come luoghi di culto, come sepolture dei defunti.
La diffusione del Cristianesimo, la dissoluzione dell'impero romano, le invasioni barbariche, l'instabilità politica e la insicurezza generale, furono le cause di trasformazione degli habitat rupestri in luoghi privilegiati di insediamenti stabili per tutte le classi sociali, cosa favorevole alla nascita di molti centri urbani, che ebbero la grotta come base fondamentale di tutte le costruzioni artefatte e palaziate. Gravina in Puglia è un esempio emblematico di città rupestre: essa prende consistenza e nome proprio dalla vallata e dalle grotte della "Gravina" carsica.
Parlare di un "vivere in grotta" significa parlare di una civiltà rupestre, che oscilla fra Preistoria e Storia. Le grotte furono abitate da primitivi, da eremiti, da monaci Basiliani, Benedettini, da Templari, Gerosolomitani, Francescani, che furono in netta prevalenza rispetto a uomini e donne comuni, a classi subalterne e dirigenti. Tutto ciò impone la considerazione positiva di un habitat rupestre, fatto di cultura e civiltà propria, con vicende architettoniche ed iconografiche delle grotte abitazioni e, soprattutto, delle grotte-chiese e di ambienti ad esse connesse.
Gli abitanti delle grotte, stanziatisi per motivi di sicurezza sociale o per ragioni economiche, non furono estranei alle vicende storiche e culturali delle altre comunità, altrimenti non si spiegherebbero le caratteristiche architettoniche e figurative dei loro ambienti sacri. Essi, infatti, risentono di modelli orientali, bizantini, autoctoni sempre più complessi, ricchi di elementi, rispondenti a nuove esigenze. Tutti gli abitatori delle grotte seppero inserirsi nelle direttrici civili e culturali del loro tempo. Gravina, stazione preistorica, come tante altre della Puglia, partecipò alla crescita socio-culturale col suo territorio costellato da numerose grotte-chiese, alcune scomparse, altre rovinate, altre sconosciute, altre salvate. Queste, infatti, sono testimonianze validissime e preziosissime per la significativa ricostruzione storia dell' habitat rupestre e per il supporto culturale, turistico ed economico di tutta la Puglia.
Tra il IX e XIV secolo, la Puglia, come il resto dell'Italia meridionale,manifesta una grande vivacità artistica nell'affascinante paesaggio delle "Gravine" con il fenomeno dell' "ingrottarsi". Si attuò su larga scala lo scavo orizzontale del morbido calcare, per creare delle vere e proprie "criptopoli": era la ripresa di una tendenza naturale: l'uomo di quel tempo sentiva il bisogno di protezione, di ritorno al grembo della madre terra. Sorsero, così, agglomerati fatti di abitazioni, laboratori, chiese, cimiteri, posizionati nelle lame e nelle pendici delle "Gravine", in prossimità di avvallamenti creati dall'erosione fluviale.
Se la grotta fu il tipo di abitazione preistorica, fu anche sede preferita nell'età medievale, per motivi di sicurezza, di ordine più psicologico che reale.
Si stava bene in una caverna dotata di tutte le comodità, mentre imperversavano assalti saraceni e attacchi di eserciti conquistatori.
Intorno e sopra le grotte si preferì restare per non staccarsi dal luogo natio, per realizzare abitazioni più comode con la stessa materia prima e con le stesse tipologie. Fu la continuazione di una fiducia nei luoghi, che per secoli avevano protetto e perpetuato la stirpe.
La grotta è stata per i "Gravinesi" il simbolo del grembo materno: luogo di nascita, di protezione e di conservazione di tutto, persino del corpo decomponibile. Per queste ragioni imprigionarono nelle grotte i loro dei protettori, i loro santi, trasformandole anche in santuari di culti, di meditazioni, d'incontri spirituali e collettivi.
Marisa D'Agostino, Gravina e il suo habitat rupestre, in "San Basilio Magno al Piaggio", 1999


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