Chiesetta di Sant’Emidio

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Chiesetta di Sant’Emidio

Città e territorio
Fu edificata dalla famiglia Pellicciari, unitamente ad una casa annessa, con l’intenzione di affidarne la cura ad una Comunità religiosa. Sotto l’episcopato di mons. Cristoforo Maiello (1899-1906) fu ceduta con regolare atto all’Ordine dei Cappuccini che l’affidò alla cura di due religiosi per officiare nella chiesa, istruire il catechismo ai giovinetti e celebrare funzioni inerenti Pii Legati tra i quali quello degli stessi Pellicciari (1905). Infatti scriveva  mons. Zimarino nella sua visita pastorale del 1912: “Sotto il defunto nostro predecessore (n.d.r. mons. Cristoforo Maiello), la chiesa fu ceduta con regolare testamento all’Ordine dei Cappuccini, i quali mandarono sul posto due frati per mantenere il culto nella chiesa, fare il catechismo ai giovanetti”. L’iniziativa non andò per il verso giusto, come lo stesso vescovo Zimarino attesta: “Fecero cattiva prova … lasciando tutto in abbandono”. Era ed è una piccola chiesa, sita in corso Aldo Moro, n° 16 a Gravina in Puglia. È sempre il vescovo Zimarino a precisare: “In seguito con istrumento (n.d.r. atto notarile) del 1° ottobre 1909, i Cappuccini cedettero casa e chiesa insieme ad un capitale di Lire 1.500 al Sacerdote don Eustacchio Montemurro, il quale, insieme al Sacerdote don Saverio Valerio vi mantiene il culto con  gran vantaggio delle anime”. Il rev.do don Angelo Casino nel suo libro “Amare è soffrire” (una biografia di don Eustachio Montemurro) scrive: “I due sacerdoti, avuta la chiesetta di Sant’Emidio con annesso giardinetto, attiravano alla Chiesa Cattolica tutti coloro che venivano chiamati “i lontani” (i socialisti in particolare).
Tutte le sere andavano da loro i giovani dai 10 ai 25 anni. I due sacerdoti avevano un sistema educativo così calmo, così diverso da quello degli altri preti di allora: attiravano con la parola, con la modestia, col vivere piuttosto misero. E le famiglie vicine li aiutavano con le elemosine. E tanti uomini venivano a confessarsi da loro. Facevano per ore la fila. Appena entrato nel portone della casa annessa alla chiesa, subito trovi una cisterna, molto utilizzata da tutto il vicinato e, l’acqua non mancava mai”.  Si è parlato anche dell’altro sacerdote che viveva in Sant’Emidio con don Eustachio Montemurro. Infatti, secondo quanto tramandano i nostri avi, nell’aprile 1924 si tenne una processione in onore di Maria SS di Costantinopoli. La sacra immagine era accompagnata da varie confraternite, dalla banda musicale ed il concorso della popolazione fedele. La processione muoveva dalla chiesa di Sant’Emidio e faceva il giro delle principali vie della città, poi si fermava nella chiesa di Santa Sofia. La scultura era un vero gioiello d’arte e veniva rivestita di doni in gioielli ed oro; di proprietà della famiglia Valerio, di cui faceva parte il santo sacerdote Saverio, tale scultura fu donata alla Confraternita della Madonna del Carmine. Non sappiamo ancora quando fu istituita tale festa e processione, né quando la stessa fu soppressa. La Visita Pastorale di mons. Giovanni Maria Sanna (presule nella nostra  diocesi di Gravina – Irsina dal 1922 al 1953) nella chiesa Sant’Emidio, nel 1952, rileva un altare con mensa in mazzaro e tabernacolo in legno. Sullo stesso altare la tela raffigurante Sant’Emidio,  realizzata da Giovanni Donadio nel 1870; ai lati le sculture lignee di San Nicola da Tolentino ed una Madonna . È ancora il rev. Don Angelo Casino a riferire nel  suo libro citato: “Alla fine degli anni ’50, S.E. Mons. Aldo Forzoni, con parere unanime del Capitolo Cattedrale, trasformò la chiesetta in sala per attività cattoliche giovanili”.
Nel 1985, iniziati i lavori di restauro della chiesa di Sant’Emidio, la Congregazione delle Suore Missionarie del Sacro Costato chiese a mons. Tarcisio Pisani, Ordinario del luogo, di poter avere in uso la chiesa per ivi «ripristinare l’opera dell’adorazione del SS.mo Sacramento, come ai tempi del Fondatore, padre E. Montemurro», e, con il favore della Curia diocesana, «si concordò la relativa convenzione, in vista dell’affidamento della chiesa».
L’anno seguente1986, con atto del 15 dicembre, le Missionarie del Sacro Costato acquistarono la casa attigua alla chiesa di Sant’Emidio, perché per loro «ricca di ricordi e di significato spirituale», al fine di farne un  punto di riferimento logistico in cui tenere viva la memoria del padre Fondatore, di padre Saverio Valerio suo fedele collaboratore e dei primi Piccoli Fratelli del SS.mo Sacramento che in quella casa presero avvio.
Il rinvenimento, durante i lavori di restauro, delle prime nove stazioni della Via Crucis, pia pratica cara a padre Eustachio, segnate in rosso sul tufo lungo il corridoio di accesso alle camere, portò alla determinazione di destinare il primo piano della casa a museo storico di quanto era appartenuto al padre Fondatore, a padre Saverio e ai primi Piccoli Fratelli.
Il 1° maggio 1991, mons. Tarcisio Pisani, consacrò la chiesa di Sant’Emidio, dando inizio all’adorazione eucaristica quotidiana, e aprì ai visitatori “Casa Montremurro”, che ben presto divenne centro di attrazione dei gravinesi e dei numerosi gruppi di pellegrini, che di frequente, si recano a Gravina per vistare la tomba del Servo di Dio E. Montemurro  nella vicina “Casa Madre”, sita in Via Maiorana, 2, e affidarsi alla sua intercessione.
Oggi nella chiesa riaperta al culto, oltre all’adorazione Eucaristica, si celebra la santa Messa. Visitando la “Casa Montemurro” è possibile vedere la stanzetta di don Eustachio e quella di don Saverio, la menzionata cisterna, il corredo dei paramenti sacerdotali dei due sacerdoti gravinesi in concetto di santità, e diversi strumenti di penitenza utilizzati loro. Una scalinata reca il visitatore, scendendo per due piani al disotto del piano terra, in un cellario fresco, dove è possibile raccogliersi in preghiera e percorrere le 14 stazioni della via crucis.
Ricerca realizzata da Pietro Elia
Sono stati consultati:
Angelo Casino,  “Amare è soffrire”, don Eustachio Montemurro, Centrostampa Matera, Ottobre 2006
Archivio Unico Diocesano
Visite Pastorali
Legati Pii
Sr Delia Trianni, Storia della Congregazione delle Suore Missionarie del Sacro Costato e di Maria SS.ma Addolorata, Roma 2011.

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