Chiesa rupestre di Sant'Andrea Apostolo

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Chiesa rupestre di Sant'Andrea Apostolo

Città e territorio
La chiesa-grotta di Sant'Andrea Apostolo si trova a ridosso della cinta muraria, prospiciente la vallata della "Gravina”. E' situata nell'omonimo cavato, facente parte dell'antico rione Casal Nuovo o dei Greci. Fu parte integrante del monastero benedettino abitato da monaci e monache. E' formata da 3 navate, scandite da 10 colonne. Sul lato sinistro aveva una fonte per acqua benedetta. L'altare maggiore aveva l'icona della SS.Vergine con Bambino in seno, dipinta sulla parete con a destra S. Pietro apostolo e a sinistra S. Andrea apostolo. C'erano altri 3 altari, nudi di ogni decoro e suppellettile. La fondazione della chiesa e monastero è stata attribuita a San Guglielmo da Vercelli (1085-1142), l'austero eremita, che fondò il monastero di S. Salvatore del Goleto nel 1133 e molti altri monasteri benedettini. Fin dal 1182 la chiesa di S. Andrea risultava dipendente dal monastero del Goleto (Bolla di papa Lucio III). Da un documento angioino del 1301 sappiamo che la badessa pro tempore denunciò al Giustiziere di Terra di Bari che Giovanni Monforte, conte di Gravina, aveva usurpato al monastero "seu grangia" di S. Andrea "cuiusdam lenimenti terrarum" in Gravina. Nel 1324 fra le decime riscosse dai pontefici sono annoverate anche quelle del "priorato" di Sant’Andrea di Gravina, dipendente dal monastero di S. Salvatore del Goleto. Il 1567 la chiesa, il beneficio e i beni di S. Andrea furono assegnati all'Ospedale dei Poveri dell'Annunziata di Napoli. Nel 1569 la struttura monastica non esisteva più. Il cardinale Fra Vincenzo Maria Orsini, visitatore apostolico, nel 1714, constatando le sconcezze della chiesa, la sconsacrò e ordinò la costruzione di una nuova chiesa nell'area soprastante. Il 1723-24 finì la storia della chiesa di S. Andrea come luogo di culto e iniziò quella di una grotta da fittare a privati per uso di stalla e deposito. Le ultime vicende sono legate a possessi-proprietà di gravmesi, ultima quella del signor Nicola Loglisci. Quest'ultimo possessore l'ha concessa in comodato all'Associazione Amici della Fondazione "E. Pomarici Santomasi".
prof.ssa Marisa D’Agostino
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