60 anni fa la morte di Giuseppe Di Vittorio

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60 anni fa la morte di Giuseppe Di Vittorio

Città e territorio
Venerdì 3 novembre 2017 il sessantesimo anniversario della morte di Giuseppe Di Vittorio, bracciante, comunista, deputato, fondatore della Cgil,  presidente della Federazione Sindacale Mondiale. Giuseppe Di Vittorio partecipò da giovanissimo alle lotte contadine, da quando cioè all’età di sette anni, per mantenere la famiglia, fu costretto a prendere nei campi il posto del padre, morto per un incidente sul lavoro. A 12 anni il piccolo Giuseppe vide i suoi compagni di lavoro cadere sotto il fuoco della polizia che voleva reprimere lo sciopero dei lavoratori della terra proclamato nella sua Cerignola. Nel cuore cioè di quella Puglia che ancora oggi vede i braccianti impegnati quotidianamente nella lotta per i diritti dei lavoratori. Per Giuseppe Di Vittorio (1892 - 1957) i braccianti e i contadini erano considerati "l'ultima ruota del carro sociale"; seppe incoraggiare e guidare le lotte, per il pane e il lavoro, per la dignità umana e per la sopravvivenza. Lotte contro i proprietari terrieri, gli Agrari latifondisti del Mezzogiorno d'Italia, riluttanti agli ingaggi della manodopera bracciantile. Da quelle lotte emerse la figura e l'opera di un grande uomo politico, un sindacalista rispettato, un antifascista convinto. Giuseppe Di Vittorio fu esponente autorevole del sindacato italiano del secondo dopoguerra, fondatore della Cgil (Confederazione Generale Italiana del Lavoro). Non a caso la RAI nel 2009, promosse e realizzò una fiction, "Pane e Libertà", per raccontare la vita di Giuseppe Di Vittorio. In due puntate il film commosse l'Italia intera, su RAI UNO domenica 15 e lunedì 16 marzo 2009, con la regia di Alberto Negrin, Giuseppe Di Vittorio fu brillantemente interpretato da Pierfrancesco Favino. Coinvolgenti sono le musiche di Ennio Morricone. Le scene sono state girate quasi tutte a Gravina, nel centro storico e negli ambienti della Fondazione "Ettore Pomarici Santomasi". Giuseppe Di Vittorio ripudiava qualsiasi forma di violenza ed intolleranza. Si fece promotore di diverse azioni concrete per garantire la convivenza civile, nelle campagne e nei posti di lavoro, in una fase delicatissima della Ricostruzione nella democrazia. Giuseppe Di Vittorio veniva spesso a Gravina. Con i suoi comizi in piazza della Repubblica e in piazza Pellicciari mobilitava migliaia di persone, quasi tutti braccianti, dei rioni antichi Piaggio e Fondovito. Gravina amava Di Vittorio, lo seguiva, rappresentava la speranza di un riscatto sociale, il recupero di una dignità calpestata da gente senza scrupoli, che si era arricchita nel periodo precedente. La fama ed il prestigio di Di Vittorio ebbero largo seguito tra la classe operaia ed il movimento sindacale dappertutto. Fu uno dei primi marxisti a intuire la pericolosità del regime stalinista sovietico. Di Vittorio continuò a guidare la Cgil fino alla sua morte, all'età di 65 anni. La città di Gravina in Puglia, riconoscente, gli ha intitolato una via ed un busto in piazza Giuseppe Pellicciari. Ogni Primo Maggio il mondo sindacale e la civica amministrazione gli rendono omaggio, per ricordare ai posteri che le lotte per il pane e il lavoro, per la sopravvivenza, per donare ai propri figli un domani migliore, di libertà, di benessere, senza servitù, furono gli assilli quotidiani della massa operaia. La ricerca del benessere e della libertà sono il motore della storia. E l'ansia di riconoscimento diventa il più terribile fattore di mutamento sociale.
M. GISMUNDO, La Ricostruzione a Gravina in Puglia 1943-1947. Fatti che sollecitarono i braccianti alla lotta. Ed. Centrostampa, Matera 2017

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