“Io sono la luce del mondo”

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“Io sono la luce del mondo”

Politica e cultura
Guarigione del cieco nato – Duccio di Buoninsegna

Nella terza domenica di Quaresima il tema è stato quello dell’ “acqua”, simbolo dello Spirito donato da Gesù; ora nella quarta siamo introdotti nel tema della “luce”, da sempre nella Bibbia simbolo della rivelazione di Dio: “Cristo, luce del mondo”, come ripeteremo nella grande veglia della notte di Pasqua.
Siamo a Gerusalemme, nell’ultimo giorno della “festa delle Capanne” (Sukkot, festa dell’acqua e della luce), durante la quale la spianata del Tempio era illuminata a giorno per ricordare gli interventi di Dio nel deserto durante l’esodo. Proprio nell’ultimo giorno della festa Cristo Gesù dichiara solennemente: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12).
L’episodio del cieco nato, un vero e proprio itinerario quaresimale, vuole essere la rivelazione che Gesù compie, esprimendo il motivo della sua venuta: “Per il giudizio io sono venuto in questo mondo, perché quelli che non vedono comincino a vedere e quelli che vedono divengano ciechi” (Gv 9,39). Questo è il senso dell’episodio del cieco nato, di cui non sappiamo il nome: egli riacquista la vista degli occhi e quella del cuore.
Legato a questo tema c’è anche quello del “peccato”, perché proprio i discepoli chiedono a Gesù il motivo della cecità di questo povero uomo: è dovuto al peccato dei genitori oppure al proprio? Cosa succede?
In realtà l’iniziativa è del Cristo, perché il povero cieco è davanti alla porta del Tempio, come ogni giorno, a chiedere l’elemosina. L’evangelista sottolinea che egli è cieco dalla nascita, simbolo dell’umanità che è incapace di relazionarsi a Dio. Gesù con la saliva e il fango, gesto creativo che ricorda la creazione in Genesi (Gn 2,7), fa un impasto e lo applica sugli occhi del cieco, poi lo manda alla piscina di  Scìloe, nome che significa il “mandato” (che è Cristo), che si trova nella parte più bassa della città. Egli deve scendere e poi risalire: è un itinerario completo.
È così che guarisce e poi ritorna al Tempio ed è sottoposto a un interrogatorio stringente dalle autorità religiose. Egli sa solo che prima non ci vedeva e che ora vede. Vengono interrogati anche i genitori, che per paura non si espongono. Il cieco ha il coraggio della fede e quando incontra Gesù, che non conosceva perché prima non lo vedeva, interrogato da Lui se credesse ne Figlio dell’uomo e saputo che è prprio colui che gli parla (la Parola!), dichiara: “Credo, Signore, e si prostrò dinanzi a Lui” (Gv 9,38). Il testo, dunque, interroga anche noi: siamo ciechi oppure vediamo? È cieco chi non crede e vede chi aderisce a Cristo, Parola di salvezza.
“Voce di Padre Pio”. Febbraio 2020

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