“Il mondo, alla fine, è fatto per finire in un bel libro”

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“Il mondo, alla fine, è fatto per finire in un bel libro”

Città e territorio

Il sen. Michele Calia è nato a Gravina in Puglia il 25 ottobre 1922, è deceduto il 3 aprile 2005. Bracciante agricolo. Coniugato con Maria Laiso ebbe solo una figlia, Diana. Dal '42 all’8 settembre '43 è stato militare in Italia e in Albania, è stato prigioniero in Germania dal '43 al '45. E' stato  iscritto alla CGIL dal '45 e al PCI dal '46. E' stato segretario della Lega braccianti nel '50 e segretario della Camera del lavoro dal '51 al '72. E' stato Consigliere comunale e assessore dal '49 al '70. E' stato Senatore della Repubblica Italiana - VI legislatura 1972-1976 - tra le fila del Partito comunista italiano, collegio senatoriale Altamura - Gravina.  Dal '70 al '79 fu inviato dalla Direzione nazionale del suo partito in Germania, Francia e Svizzera, quale testimone di esperienze di vita vissuta. Dal '76 al '78 è stato segretario sezionale del Pci di Gravina.
Il sen. Michele Calia così si raccontava al prof. Michele Gismundo:
"La mattina dell'8 settembre '43, insieme a tanti altri soldati antifascisti, fui preso prigioniero di Guerra dai tedeschi e deportato in Germania, nel campo di concentramento di Mauthausen - Austria, Lager 54, matricola n. 2270. Fui liberato il 5 maggio '45 e rimpatriato in Italia il 16 luglio dello stesso anno.  Ricordo quelle formazioni dei quadrimotori americani che bombardarono le zone industriali, le officine, le stazioni, i ponti ferroviari e stradali. Ricordo i bombardamenti dei primi due giorni di aprile '45,  giorni di Pasqua, nel campo di concentramento. Ricordo l'ultimo bombardamento, che durò oltre cinque ore, quel 25 aprile '45. Il campo di concentramento degli italiani fu totalmente raso al suolo. Centinaia e centinaia erano i morti. Io mi salvai. Il 25 aprile '45 gli eserciti sovietici e americani si congiunsero nel cuore della Germania e il 2 maggio le truppe tedesche di Berlino si arresero all'Armata rossa, dopo il suicidio di Hitler. La Germania capitolava in Europa. Il 5 maggio '45 le bandiere bianche sventolarono sulle città della Germania per la resa delle truppe tedesche. I prigionieri di diverse nazionalità furono  liberati e rimpatriati. Dopo quattro anni tornai a casa e riabbracciai i miei genitori, le mie sorelle, mio fratello. Il mio volto e il mio fisico erano sofferenti, ero irriconoscibile. Durante il percorso dalla Germania a casa, vidi città, paesi, fabbriche, fattorie distrutte dalla guerra. Dopo questa lunga assenza ricominciai la mia vita, da bracciante, a Gravina. Era difficile trovare lavoro. Nell'ottobre '45 mi iscrissi alla Camera del lavoro - CGIL, "Lega braccianti Federterra". Mi iscrissi anche al PCI. E nel gennaio 1946 mi diedero la tessera. Da quel momento diventai comunista. Partecipavo a tutti gli "attivi politici", "attivi sindacali" e a tutte le lotte. Mi iscrissi al collocamento, che veniva gestito dalla Camera del lavoro, per una prima occupazione. Dopo diverso tempo fui avviato ai cantieri per la costruzione della strada rurale "Lamacolma".  La miseria, la povertà, la disoccupazione dilagavano in tutte le famiglie dei lavoratori. Le masse dei braccianti e dei contadini, per trovare una giornata di lavoro erano costrette a restare in piedi lunghe ore, in piazza S. Agostino, al mercato nero, per offrire agli Agrari la propria forza lavoro, le braccia, per una misera paga di 250-300 lire al giorno, per 12 ore di lavoro: dallo spuntare  alla calata del sole. Tanti braccianti e lavoratori, sprovvisti di mezzi come me, per portare a casa qualche centinaio di lire, si muovevano a piedi nelle prime ore della notte, per le campagne. Camminavano per  diversi chilometri, alla ricerca e alla raccolta di "funghi, vampascioli e cicorielle". E nei mesi della mietitura si andava a raccogliere le spighe di grano, a spigolare. Al ritorno a casa dal faticoso lavoro trovavi una minestra calda e un bicchiere di vino. Questa era la mia vita e di tanti altri lavoratori. Nella primavera del '46 le forze politiche di sinistra si prepararono per le prime elezioni amministrative del 24 marzo 1946. Il Comune fu conquistato dalla sinistra e fu eletto sindaco il compagno comunista Vicino Salvatore, che rimase in carica dal 7 aprile '46 al 27 febbraio 1947. Io votai per la prima volta, votai Partito comunista. Al referendum costituzionale del 2 giugno '46 votai per la Repubblica. Nel gennaio '47 a Gravina ci furono lunghi giorni di sciopero, con una notevole partecipazione di contadini disoccupati. Il Prefetto di Bari emanò un nuovo decreto per l'assunzione di manodopera.  Ricordo benissimo quel 1° maggio  del '47: fu una giornata di lotta e di festa, una festa di popolo con le bandiere rosse e tricolore in mano. Migliaia furono le donne che parteciparono al corteo, con gli striscioni "occupazione", "terra ai contadini". In coda al corteo  una lunga colonna di traini. Erano tutti presenti, dirigenti sindacali, dirigenti di partito,  Sindaco e Amministrazione comunale. Si cantava, con l'accompagnamento della fisarmonica, bandiera rossa e l'inno dei lavoratori. Si ballava la tarantella. Il corteo si sciolse sul suolo della nostra bella "gravina", oggi parco dei bimbi e pineta comunale. Ma quel 1° maggio '47 non si può mai dimenticare. Le campagne delle terre incolte di Portella della Ginestra (Sicilia) furono bagnate dal sangue degli innocenti. La banda di Salvatore Giuliano eseguì il mandato degli Agrari siciliani. Caddero sotto il piombo inermi lavoratori che festeggiavano la festa internazionale del 1° maggio, festa del lavoro. Undici furono i morti e sessantacinque i feriti. In quegli anni si chiedeva un lavoro e un salario dignitoso. Ricordo che nell'ottobre del '47 il sindacato "Federterra", al netto rifiuto dei proprietari terrieri di assumere manodopera, proclamò  uno sciopero, che ebbe una lunga durata. Le campagne e le masserie rimasero deserte, i braccianti aderirono in massa alla lotta e centinaia di contadini formarono posti di blocco, di giorno e di notte, per tutta la durata dello sciopero. La lotta dei braccianti fu vittoriosa e furono avviati al lavoro tutti i disoccupati. La lotta, giustamente motivata, produceva qualcosa. Ricordo un altro sciopero importante a Gravina, quello il  20 novembre '47. Tutta Gravina era in piazza a protestare, con i suoi reduci, i giovani, i pensionati, le donne. A porta San Michele presero parte anche i miei genitori. Un iscritto al PCI del rione Piaggio, dove ero scritto anch'io, venne colpito a morte con una fucilata partita dal balcone adiacente l'albergo Lombardi. Gli scioperanti invasero l'albergo, distrussero tutto. I lavoratori di Gravina pagarono a caro prezzo quelle lotte per il pane e il lavoro".
Fonte:
Michele GISMUNDO, La Ricostruzione a Gravina in Puglia 1943-1947. Fatti che sollecitarono i bracciati alla lotta, Ed. Centrostampa, Matera 2017

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