… e non c’è lucina in fondo al tunnel

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… e non c’è lucina in fondo al tunnel

Politica e cultura
I furgoni dell’esercito, impiegati per trasportare le bare dal camposanto di Bergamo verso i forni crematori di altre Regioni, ci emozionano tantissimo: venerdì 88 morti in provincia Bergamo. “La lucina in fondo al tunnel speriamo che cominci a vedersi, per ora non si vede, ha commentato il sindaco Giorgio Gori, speriamo che cominci a vedersi qualche effetto di questa cosa che io ancora non vedo francamente”.Rimanere a casa rimane la chiave di volta, come sostengono i medici e gli esperti, per debellare il maledetto virus. Il popolo italiano è sopposto ad una difficile prova: la più difficile dalla seconda guerra mondiale. Non sarà mai abbastanza la gratitudine verso tutte quelle persone che lavorano incessantemente in questo frangente per soddisfare le attese primarie della popolazione: gesti encomiabili che vanno decisamente annotati e rimarcati nei nostri “diari della memoria”. Rimanere a casa rimane l’appello accorato di tanti, a fronte di una condotta irresponsabile di alcuni nostri connazionali, riluttanti al rispetto delle regole, giustamente imposte dal governo: giornate da trascorse in famiglia, produttrici comunque di affetti familiari, forse, dimenticati nella frenesia di una vita cosiddetta moderna.Le persone sagge, ci invitano a restare in famiglia e, magari, a scrivere memorie, appunti su storie e storia di una umanità falcidiata dal coronavirus, ad annotare vicende di una sofferenza indicibile, immagini struggenti di mezzi dell’Esercito Italiano che trasportano cadaveri da un camposanto all’altro. Alcune parole chiave, forse, è necessario appuntarle sui nostri diari: tamponi, mascherine, contagi, ospedali dedicati covid-19, terapie intensive e respiratori. Parole che resteranno impresse nella nostra mente, per sempre. Lasceranno il segno dentro di noi i tanti ospedalida campo realizzati dai militari e dal mondo del volontariato, con una “chiamata alle armi” di medici e infermieri, da destinare “sul fronte”, nelle regioni del nord. La disperazione di sindaci e presidenti di regione, di medici e paramedici nonché di migliaia e migliaia di pazienti colpiti dal virus è tanta. Sarà utile ai posteri scrivere, oggi, memorie sul piano dell’aggregazione sociale: una infermiera di Piacenza ha dichiarato che ogni volta che il suo turno in ospedale finisce gli cadono lacrime di dolore pesanti come macigni. Racconteremo di una crisi economia spaventosa per causa pandemia.Scriveremo di artigiani e commercianti, di piccole e medie imprese finite sul lastrico. Parleremo insomma di tanta, ma proprio tanta umanità inoccupata e preoccupata per l’avvenire dei propri figli. Qui da noi, e in tutta la Puglia, il contagio assume una velocità molto più ridotta, grazie a Dio. Ma non dobbiamo abbassare, come si suol dire, la guardia. Restare a casa è obbligo di legge. Noi aggiungiamo che è soprattutto dovere civile. Se rispetteremo le regole, forse, qualche lucina in fondo al buio apparirà.
Michele Gismundo



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