Venditore di acqua - "l'acquaiuol" - GRAVINAOGGI

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Venditore di acqua - "l'acquaiuol"

Città e territorio
(foto dalla pagina fb di Pupo Michele Lamuraglia)
A Gravina in Puglia, come in tanti altri paesi del Sud, erano spesso ragazzi con una età che andava dai 15 ai 25 anni, in cerca di qualche piccolo soldo, a vendere acqua durante la stagione calda di luglio e agosto. Si muovevano con piccoli carretti di legno e l'acqua che vendevano era quella proveniente dal pubbliche fontane. A Gravina esistevano diverse sorgenti di acqua. Ed era facile per gli acquaiuoli fornirsi di acqua da vendere. C'era San Angelo, San Giacomo, la fontana della piazza (oggi denominata 4 fontane). Poi c'erano i due "piloni" sul ponte della "gravina", nonché i pozzi delle contrade di campagna. C'era acqua in abbondanza nel territorio gravinese. Le anfore di terracotta erano in grado di conservare fresco il liquido. A volte venivano adoperati le botti di legno. Bisognava dissetare la gente durante le calde giornate d'estate. Ci racconta un anziano di 88 anni che durante le giornate di fiera San Giorgio a Gravina, nella zona dei cappuccini, negli anni della guerra, c'erano ragazzi che vendevano acqua fresca ai contadini e ai padroni delle masserie, tra le mandrie e gli animali da lavoro, sotto i traini e le carrette, per qualche lira. Somme indispensabili in quei tempi per sfamare le famiglie povere di Gravina. Vai a raccontare la figura dell'acquaiolo a un ragazzo dei nostri tempi, ci capirà ben poco. E forse non è neanche interessato a scoprire fatti e storia sociale del proprio paese. Una volta, le donne erano tutte un po' acquaiole. Avevano il compito di andare ad attingere alla fontana pubblica tutta l'acqua che serviva per le necessità quotidiane della famiglia. Allora vedevi continuamente aggirarsi per le strade giovanissime ragazze con la brocca in testa o sotto il braccio (u gnitour). Era questo anche il momento propizio per aver approcci con l'amoroso. Una anziana signora ci ricorda che in taluni luoghi l'acqua non arrivava. Erano gli anni della guerra. A Piaggio e Fondovito, a dorso di donna veniva trasportata acqua sotto il sole e la pioggia, nelle piccole case a ridosso delle grotte della "gravina", Erano i rioni poveri di Gravina Piaggio e Fondovito: c'erano case assurdamente addossate l'una all'altra. Erano i rioni delle grotte, ospitavano circa 5.000 persone, un buon quinto della popolazione. Tetti di tegole e lamiere di stagno riparavano dal sole e dalla pioggia, buona parte della città. Altri tempi. Tempi dell'attesa e della speranza di un mondo migliore.
Michele Gismundo
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