Una delle storie più belle al mondo - GRAVINAOGGI

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Una delle storie più belle al mondo

Politica e cultura
Pagina a cura di Vito Raguso
Vincent van Gogh, Il buon Samaritano (1890), olio su tela, Kröller Müller Museum, Otterlo, Paesi Bassi
Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico. Una delle storie più belle al mondo. Un uomo scendeva, e guai se ci fosse un aggettivo: giudeo o samaritano, giusto o ingiusto, ricco o povero, può essere anche un disonesto, un brigante anche lui: è l’uomo, ogni uomo! Non sappiamo il suo nome, ma sappiamo il suo dolore: ferito, colpito, terrore e sangue, faccia a terra, da solo non ce la fa. È l’uomo, è un oceano di uomini, di poveri derubati, umiliati, bombardati, naufraghi in mare, sacche di umanità insanguinata per ogni continente. Il mondo intero scende da Gerusalemme a Gerico, sempre. Il sacerdote e il levita, i primi che passano, hanno davanti un dilemma: trasgredire la legge “dell’ama il prossimo”, oppure quella del “sii puro”, evitando il contatto col sangue. Scelgono la cosa più comoda e più facile: non toccare, non intervenire, aggirare l’uomo, e …. restare puri. Esternamente, almeno. Mentre dentro, il cuore si ammala. Toccano le cose di Dio nel tempio, e non toccano la creatura di Dio sulla strada. La loro è solo religione di facciata.
Per Gesù tutti questi atteggiamenti sono sballati, sono antiumani. Il modello da seguire è il Samaritano: uno sconosciuto, uno straniero, uno di un’altra religione. Lui si ferma, assiste il ferito, paga di tasca sua perché possa essere rimesso in piena salute. Perché il Samaritano fa questo? Perché non segue la legge del proprio comodo, la legge del menefreghista, dell’interesse personale. Segue invece la legge del cuore. Nel ferito vede se stesso perché la legge del cuore è l’amore e l’amore vede nell’altro un suo simile, vede l’immagine di se stesso.
Ce n’è quanto basta per cominciare a comportarsi da “samaritani” nei nostri caseggiati, così belli di facciata, ma che spesso hanno dentro “tanti feriti”. Anzi, qualche volta prendiamo l’ascensore per non incontrare il ferito che c’è sul pianerottolo. Le nostre case sono “gabbie sbarrate” oppure “spazio di accoglienza”? Ce ne quanto basta per comportarci da samaritani nelle nostre comunità dove dentro ci sono tanti “feriti” e l’ipocrisia non permette di scendere da cavallo della superbia, dell’arroganza e dell’egoismo per una fraternità misericordiosa.
Diceva Sant’Agostino: “Ogni uomo è prossimo ad ogni. È uno sconosciuto? È un uomo! È un nemico? È un uomo! Se è un amico resti amico. Se è nemico, diventi amico!”.
Pasolini in “Umiliato e offeso” dichiarava: “Lo sapevi, peccare non significa fare del male: non fare il bene, questo significa peccare”.
Non cediamo alla tentazione, come tante volte si legge nelle cronache, di voltarci dall’altra parte, di fingere di non vedere, infastiditi dal grido di chi soffre. “Il vero contrario dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza” (Ermes Ronchi).
Gesù è il vero Buon Samaritano che si è prodigato nel prendersi cura di noi avendoci trovati feriti mortalmente dal peccato: si è chinato su di noi e ha speso tutto quello che aveva pagando con il prezzo infinito del suo sangue per curarci e riportarci tutti nella beata locanda del Regno.
NiLo
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