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Salvatore Vicino (1909-1991)

Città e Territorio

Salvatore Vicino

Salvatore Vicino è nato a Gravina il 25 gennaio 1909, contadino, padre di sette figli (due donne). E’ vissuto in una umile casa di vico Marconi, 7. Muore a Gravina l’8 luglio 1991.
Le elezioni amministrative per la ricostruzione nella democrazia furono fissate per il 24 marzo 1946. La lista capeggiata dal comunista Salvatore Vicino, presentata dai comunisti, socialisti e combattenti, avente come contrassegno un libro aperto con falce e martello sormontato da elmetto, ottenne 7433 voti (64,44%) conquistando i 4/5 del Consiglio comunale, cioè 24 scanni sui 30 disponibili. La lista capeggiata dalla democristiana Francesca Ariani, presentata dalla democrazia cristiana, dal partito liberale e dall’Uomo Qualunque, ottenne 3818 voti (33,06%), quindi 6 scanni come stabilito per la minoranza. Il partito d’azione non ottenne nessun seggio con i 287 voti (2,48). La prima seduta del Consiglio comunale si ebbe il 7 aprile 1946 alle ore 10.00. Fu presieduta dal consigliere anziano, il comunista Salvatore Vicino, assistito dal segretario comunale Enrico Rianò. All’ordine del giorno l’elezione del sindaco e della giunta municipale. Risultarono assenti, perché rinunciatari alla carica, Francesca Ariani e Filippo Lopez della lista minoritaria (democristiani) i quali fecero pervenire le dichiarazioni di non accettazione. Il primo consiglio comunale di Gravina fu, quindi, costituito da 28 membri. Fu eletto sindaco il comunista Salvatore Vicino con 24 voti, 4 le schede bianche. Si passò alla elezione degli assessori e la giunta municipale risultò così composta: Enrico Lopedote e Luca Lagreca (comunisti), Francesco Varvara e Vincenzo Corrado (socialisti), Girolamo Clemente e Luigi Pellicciari (combattenti). Fu un periodo storico invivibile quello dei primi anni del secondo dopoguerra. Le lotte per il pane e il lavoro, per la sopravvivenza, per un domani migliore, per la libertà e per il benessere, furono gli assilli quotidiani della massa operaia. Il popolo gravinese era stanco di essere succubo di pochi terrieri, i quali, in genere, si erano arricchiti con malizie e furberie, frodando e rubando durante il periodo precedente. E in quel periodo, purtroppo, ancora una volta la società gravinese è affogata in un clima di divisioni, di invidie, di gelosie e, a volte, di vero odio. Scriveva in quegli anni il tenente colonnello comandante dei carabinieri di Bari, Enrico Carlesi, al prefetto: “Il comune di Gravina è il più turbolento della provincia e le cause sono ben note: situazione politica contrastante dovuta ad arrivismi e beghe personali e ciò è dimostrato dal fatto che tra i diversi partiti non si è raggiunta una necessaria concordia di azione unilaterale. Ognuno tira acqua al proprio mulino e la critica talvolta anche in malafede è latente e sovrasta ogni tentativo di vera libertà. Il neo sindaco Salvatore Vicino si adoperava come poteva. Ci riferisce uno dei suoi figli: “grazie alla collaborazione di mio padre con Monsignor Sanna, vescovo del tempo, il ministro dei lavori pubblici stanziò per Gravina una somma di £. 70.000.000. Mio padre dovette affrontare, a muso duro, il prefetto di Bari il quale voleva destinare tale somma al comune di Altamura perché guidato dal sindaco democristiano Ippolito Pinto”. Salvatore Vicino, fu revocato dalla carica di sindaco dai suoi compagni di partito dopo appena un anno dal suo insediamento e cioè il 27 febbraio 1947. “Non nego di essermi rivolto a S.E. Monsignore, - sostenne Salvatore Vicino nel dibattito sulla revoca - il quale, dato la sua autorità, si è interessato presso le competenti autorità superiori per far ottenere benefici nell’interesse della popolazione. Perciò non si può addebitarmi nel fattore politico. Ripeto la collaborazione con monsignore risponde alle direttive democratiche del partito comunista il quale vuole la collaborazione di tutti i partiti nell’interesse della ricostruzione italiana”. Fu eletto sindaco, al suo posto, con 20 voti, il comunista Luca Lagreca che rimase in carica fino al 30 marzo 1950. Rino Vendola, sindaco dal 2005, unitamente alla sua giunta, ha voluto intitolare un strada cittadina a questo umile uomo. (l’ingresso in Gravina dalla S.S. 96 al viale Falcone e Borsellino).

Prof. Michele Gismundo

Appendice documentaria: Delibera del Consiglio comunale n. 3/47 di revoca del sindaco

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