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Punto e a capo. Ora, tocca all'amministrazione della giustizia

Politica e Cultura

“Caro direttore, mi capita sempre più spesso di avvertire la necessità di rivolgermi a te ed a La Gazzetta del Mezzogiorno. Già, perché, tramite voi, credo di fare un gesto utile per una più collettiva consapevolezza intorno a quanto accade giornalmente accanto a noi e su di noi. Mentre coniughi la speranza della costruzione di una città che riprenda a sorridere e ad ammiccare alla propria comunità, si aprono quotidianamente voragini dietro di te. E così, ti consuma e logora la soverchiante voragine della non-sanità e persino, talvolta, della malasanità. Ti avvilisce e ti umilia la consapevolezza che le terre del grano e del vino, le terre delle ferule sbattute dai venti e dei funghi selvatici della steppa murgiana abbiano ospitato per anni rifiuti di mercanti di morte. Speri che sia l’ultima cosa incredibile che ti possa capitare. E riprendi la tua strada in salita senza tirare mai il fiato, addirittura temendo che il respiro possa interrompere quel filo di speranza. E invece, punto e daccapo. Ora, tocca all’amministrazione della giustizia. Si è deciso che quei cittadini imputati di reati bagatellari e non, poco importa, se hanno il cognome che inizia con la lettera A saranno giudicati dal giudice c.d. naturale, vale a dire precostituito per legge e quindi presso il Tribunale di Altamura. Per quanti avranno il cognome che inizierà con le lettere T o S o V, chissà per quale stramberia, dovranno essere giudicati dal Tribunale di Bari. Perché questo? Semplice – mi sussurrava un magistrato nei corridoi del palazzo di giustizia – perché è più facile spostare quattrocento fascicoli dal Tribunale di Altamura alla volta del Tribunale di Bari, migliaia di testimoni, quattrocento-cinquecento imputati, anziché spostare un giudice dal Tribunale di Bari alla volta di quello di Altamura. E così le voragini dietro di noi, accanto a noi, dentro di noi, fanno tragedie, drammi, ingiustizie, malaffare, illegalità diffuse, innanzi tutto partendo dalle individuali pigrizie ed ottusità, nulla a che vedere con la solidarietà, quasi fosse una bandiera da tirare fuori soltanto nelle circostanze solenni”.

2 febbraio 2008

Rino Vendola
Sindaco di Gravina in Puglia


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