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Monsignor Aldo Forzoni (1912-1991)

Città e Territorio


Mons. Aldo Forzoni il vescovo popolare, a Gravina dal 1953 al 1962

Monsignor Aldo Forzoni nacque a Montevarchi, in provincia di Arezzo, il 18 agosto 1912, da una famiglia di modeste condizioni: il padre Pasquale era salariato artigiano e la madre Igina Mirri sarta. Entrò in seminario nel 1930 a diciotto anni, a dire il vero, piuttosto tardi per le usanze dell'epoca, in quanto nel 1924, alla sopravvenuta disoccupazione del padre, dovette sopperire alle necessità della famiglia con il proprio lavoro presso la distilleria Borghini dove, per la sua intelligenza e fedeltà passò presto ad essere l'uomo di fiducia del proprietario. E così, a conclusione di un brillante corso di studi, venne ordinato sacerdote il 31 maggio 1940, all'età di ventotto anni. Dopo soli otto anni di ministero nella città natia, fu eletto Vescovo di Gravina e Irsina, oggi diocesi di Altamura - Gravina - Acquaviva delle Fonti, il 14 maggio 1953. Vescovo a quarantadue anni, veniva così ad essere il più giovane presule d'Italia, volutamente scelto dal Santo Padre Pio XII per la sua fama di predicatore e di parroco amato dalla gente che viveva una vera povertà evangelica. Ricevuta la consacrazione episcopale nella sua stessa parrocchia, approdò a Gravina il 13 settembre 1953. Monsignor Aldo Forzoni è stato vescovo di Gravina in Puglia dal 1953 al 1962. " Per Gravina fu un soffio di Spirito Santo, un innovatore della vita pastorale, un profeta lungimirante, un padre forte ed energico, un evangelizzatore instancabile. Forse il vescovo più popolare. Il popolo correva dovunque si trovava Monsignor Forzoni per la predicazione brillante ed incisiva. Un merito grande l'ebbe per l'impegno profuso verso il Seminario Vescovile che egli riaprì e restaurò. Istituì diverse parrocchie, tra queste San Domenico: un suo intuito aver previsto l'affermarsi e lo sviluppo della nuova zona che doveva diventare il cuore economico di Gravina. La sua partenza da Gravina per un'altra diocesi fu un dolore enorme che il popolo sentì profondamente. Gravina non potrà mai cancellare il solco lasciato da questo vescovo irripetibile nel suo dinamismo apostolico". (Carlo Caputo, Servi inutili, Tipografia Meridionale, Cassano Murge 1986).


Gravina in Puglia. Monsignor Aldo Forzoni al centro della foto. Da sinistra, don Peppino Cipriani e don Michele Colangelo (seduti a fianco del vescovo). In piedi, don Domenico Farella, don Vito Cassano, don Peppino Stefanelli, don Michele Mastrogiacomo, don Silvestro Zonza, don Giacomo Lorusso, don Peppino Lofrese, don Michele Paternoster. Seduti, don Angelo Casino, don Nicola Nardulli, don Luigi Sanseverino- Gramegna e don Carlo Caputo.

Monsignor Aldo Forzoni: "Un uomo veramente uomo, semplice, sincero, cordiale, paterno, sempre al fianco di tutti, specie dei sacerdoti, senza burocrazia. Quasi sempre tutte le situazioni le constatava di persona e, quando Gli si riferivano cose non vere, ci credeva e prendeva provvedimenti, ma appena la verità veniva alla luce, personalmente chiedeva scusa e perdono. La sua presenza era incoraggiante, sprono a camminare anche contro corrente. Era convinto che chi "accetta" di essere vescovo, cade in assoluta servitù del Signore ed anche della sua Comunità. Voleva davvero bene tutti, certo, si è e si rimane sempre uomini, con tutti i pregi e i difetti". (Angelo Casino, Mons. Aldo Forzoni, Il vescovo del Terzo Millennio, Centrostanpa, Matera, 2002).
Monsignor Aldo Forzoni venne trasferito alla sede episcopale di Diano-Teggiano, nel Salernitano, oggi diocesi di Teggiano-Policastro. Nella breve testimonianza sulla vita quotidiana di mons. Forzoni, redatta a Roma nel 2004 da suor Diletta Foladori delle figlie di Gesù, che lo servì dal 1972 sino alla morte, la domestica lo descrive come una persona sensibile, anche le piccole cose lo facevano soffrire, e, anche se soffriva in silenzio, s'intravedeva dal suo viso la sofferenza. Alle comprensibili premure della religiosa per il suo stato, egli soleva rispondere: "Solo Dio deve bastare. Abbiamo scelto una vita bella, ma non priva di difficoltà. La preghiera però è la nostra forza: dalla preghiera ci deriva la forza di affrontare quello che il buon Dio ci manda". Monsignor Aldo Forzoni, come S. Francesco fu semplice, umile e povero. Non sapeva però che il suo impegno di configurarsi a Cristo negli ultimi anni e alla fine dei suoi giorni sarebbe stato coronato dall'esperienza di un vero calvario. S. Francesco fu segnato dalle stigmate, mons. Forzoni, nel 1982, sarebbe stato colpito da un ictus cerebrale che avrebbe imposto alla sua vita una tanto penosa Via crucis. Lui, così dinamico, sarebbe stato privato dell'autonomia motoria. Lui, dalla parola così fluente e vivace per la grande padronanza di linguaggio che possedeva, tanto che era anche poeta, egli stesso a Gravina diceva di essere "venuto dalla terra dei poeti", sarebbe stato condannato a balbettare. Fiaccato nel fisico proprio nei doni più preziosi che il Signore gli aveva fatto, conservò però la lucidità della mente fino alla fine. In seguito all'ictus, gli venne affiancato un Vescovo ausiliare; ma l'aiuto più grande, seppur meno evidente, è quello prestatogli quotidianamente dai suoi seminaristi e dalle altre persone che in vari modi lo assistevano nelle indigenze della malattia. La sua vita si concluse con il sigillo, il marchio del fuoco: l'oro fu purificato. Mons. Aldo Forzoni morì all'ospedale di Massa nella tarda serata del 7 dicembre 1991, in seguito ad un incidente dovuto ad un cortocircuito che lo bruciò lentamente riducendo tutta la parte destra del suo corpo un'unica grande piaga. Stando al racconto del diacono che lo assisteva in quelle ultime ore di agonia, si spense dolcissimamente: "Ad un tratto ha dato un lungo respiro poi ha aperto gli occhi e sorriso, ha reclinato il capo ed è spirato". Mons. Aldo Forzoni nell'ultimo periodo della vita ripeteva spesso: "Che voglia ho di Paradiso!". E l'immagine che suor Diletta traccia del Vescovo Forzoni degli ultimi anni lo avvicina anche al Beato Giovanni Paolo II, in quell'immagine penso indelebile negli occhi di tutti che fu immortalata dalla televisione durante la Via crucis del suo ultimo Venerdì Santo nel 2005. Ella così lo descrive: "Dopo la malattia passava le sue giornate in gran parte seduto davanti al tabernacolo con la corona in mano". Lo spirito con il quale esercitò il ministero in tempi certamente non facili e con cui sopportò la lunga e penosa malattia che lo accompagnò fino alla morte, trova felice espressione in un documento reso pubblico in occasione della scomparsa, ma risalente all'8 novembre 1969, un testamento spirituale che val la pena di essere ricordato. In alcune delle sue parti così si legge: "………Sì, sono contento di essere stato creato e non ho ringraziato abbastanza il mio Creatore per il dono della vita. Nulla rimpiango, tutto saluto con brio, felice, lo ripeto, di veder tutto sfumare in un tramonto di sole, mentre altra più vivida luce si proietta in me. Bacio con devozione immensa il piede al Papa, successore di S. Pietro e Vicario di Gesù Cristo. Benedico il mio popolo e tutta la famiglia umana. Sono certo del perdono di tutti. Confido nella preghiera di molti, almeno per un po' di tempo. Invito tutti a una vita di grazia e a vivere in un clima di gratitudine. Maria, il "grazie" fatto carne, la Donna sublime del Magnificat, mi venga incontro con la mia mamma e con il mio babbo e con tutta la lunga e folta schiera di persone care che Dio mi dette a conforto e a sostegno e Maria si faccia generosa dispensiera del mio "grazie" a tutti e supplisca quelle dimenticanze che la fatica dell'agonia e la ebbrezza dell'estremo viaggio, rende inevitabili." (Emanuele Borserini, Mons. Aldo Forzoni, Santi, beati e testimoni, 07/04/2011).

Gravina in Puglia Via Monsignor Aldo Forzoni

Via Monsignor Aldo Forzoni

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