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Politica e Cultura
Antonella Mandolino
Alla vigilia delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia,le parole di Antonio Gramsci risultano più che mai attuali. E' come se il tempo, per certi versi, si fosse fermato su un aspetto che a distanza di anni non è affatto mutato. L'indifferenza, citata e odiata dallo stesso Gramsci è una costante nella nostra vita, pubblica e privata. L'indifferenza, intesa come sinonimo di vigliaccheria e fonte di parassitismo, "opera potentemente nella storia".
Ancora oggi, dopo anni di lotte, scontri e battaglie per ottenere più diritti, più rispetto e più libertà, quel male oscuro denominato indifferenza, continua a "strozzare le intelligenze". Il cittadino, il politico, il padre di famiglia, l'operaio, ma più semplicemente l'uomo, ha dimenticato cosa voglia dire "essere partigiano".
Il partigiano che conosciamo tutti era un uomo pronto a tutto pur di difendere la propria Patria.
Nel 2011, "tra l'assenteismo e l'indifferenza", chi è il partigiano? Sfortunatamente non c'è un partigiano moderno; ci sono solo uomini che "senza alcun controllo tessono la tela della vita collettiva". Tutto si muove mentre " la massa ignora".
Allora dobbiamo chiederci dove sia finito lo spirito patriottico che ha portato l'Italia ad essere Unita e dove siano finiti tutti quegli uomini che nonostante la loro povertà e la loro ignoranza, hanno avuto la dignità e il coraggio di battersi per un paese migliore. Se è vero che "l'indifferenza è il peso morto della storia" , allora vale la pena di lottare per capovolgere il corso degli eventi.
Non è positivo continuare "ad abdicare alla volontà di pochi" lasciando che siano gli altri a decidere per noi.
Ciò che ci lasciano è solo la possibilità di piangere e lamentarci per qualcosa che noi abbiamo contribuito a creare a causa della nostra staticità di pensiero. Si è sparso sangue per un'Italia migliore perciò nessuno "ha il diritto di stare alla finestra a guardare mentre pochi si sacrificano".
Se la lotta partigiana fosse stata combattuta da pochi, con molta probabilità oggi non saremmo qui a parlare di Unità d'Italia. Ora più che mai, con il clima politico sociale che stiamo vivendo sia a livello nazionale sia locale, abbiamo il dovere di far risvegliare le nostre coscienze.
Ognuno di noi è artefice del proprio destino e per questo ha il diritto di agire affinchè l'Italia sia un paese per il quale ritornare ad essere fieri. Per questo " odio chi non parteggia: odio gli indifferenti".
Gravina, 21 febbraio 2011