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Lettera a Francesco e Salvatore

Politica e Cultura

10 giugno 2006

Salvatore e Francesco,
dopo cinque giorni di febbrili ricerche in tutte le direzioni, con tutte le forze e i mezzi a disposizione, di voi, ancora nulla!
Più passano i giorni, più le domande si fanno angosciose, più i timori diventano paure.
Salvatore e Francesco,
dove siete? Vi siete eclissati volontariamente? Siete caduti nelle grinfie di personaggi loschi? Qualcuno vi nasconde? Avete fatto perdere le vostre tracce nell'anonimato di una grande Città? Cosa mangiate, dove dormite? Fatevi vivi!
Noi, vostri amici di scuola, di parrocchia, di giochi, siamo in ansia per voi. I vostri familiari sono in gran pena. Ritornate alla luce.
Mentre le Forze dell'Ordine, passano a setaccio indizi, notizie, eventualità, anfratti, dirupi e capanne, e interrogano chiunque può offrire segnali per orientare la ricerca, a noi non resta che pregare, pensarvi, riflettere, chiedere aiuto a chi può dare di voi notizie utili.
Salvatore e Francesco,
voi vi siete appena affacciati alla soglia dell'adolescenza. Siete solo due ragazzini come tutti noi, vostri coetanei, con tanta voglia di vivere, di essere felici, di avere una casa in cui godere e condividere l'affetto e il calore di papà e di mamma.
In questi giorni, senza sottovalutare nessuna delle centinaia di milioni di tristissime situazioni di minori infelici, voi, agli occhi di tutti gli adulti, dei politici, dei governanti, degli educatori del mondo, ci rappresentate tutti, siete l'emblema della fascia più debole e indifesa, maltrattata e offesa dell'umanità.
Da quando non è più un delitto uccidere un bambino; da quando ci considerano soprammobili o bagaglio fastidioso, o mercé di scambio; da quando i bambini sono diventati oggetto da dividere insieme ai mobili e ai beni; da quando sono diventati materiale biologico, operai senza diritti, trastullo di maniaci e pervertiti, manovalanza della guerriglia o della malavita, il mondo sta precipitando in un baratro senza fondo.
Quando i figli scompaiono, tranne che non siano vittime della malavita o di maniaci, i grandi devono chiedersi “Chi li ha visti”?
“Chi li ha visti”? Non i figli, ma i genitori.
Quando i figli si allontanano volontariamente da casa, anche se non fanno perdere le tracce, è segno che è scomparsa da molto tempo la loro famiglia.
Se i figli, hanno il diritto di essere e di vivere da figli, i genitori hanno il dovere di assicurare loro una famiglia vera.
II diritto dei figli di avere un padre, una madre, dei fratelli e delle sorelle, una famiglia, insomma, è superiore a qualunque desiderio o seconda scelta dei genitori.
Quando i figli si ritrovano a vivere esperienze drammatiche ci sono sempre situazioni di gravissime fragilità familiari. Purtroppo il già tanto difficile e precario equilibrio di coppia, oggi, trova l’alleato numero uno in quanti lottano per annullare l’identità stessa della famiglia.
I primi nemici dei bambini e della vita nascente sono quelli che riconoscono famiglie che non sono famiglie, ricompongono famiglie con pezzi di famiglie sfasciate; ci mettono a deposito forzato come pezzi avanzati o contesi dalle parti; autorizzano medici e genitori ad eliminare arrivi non voluti o che si presentano con qualche difetto.
Così, in una società che si batte per le libertà democratiche e i diritti civili, si riconosce e si privilegia, col Codice alla mano, solo e sempre il diritto del più forte.
Salvatore e Francesco,
tornate presto, per gridare con noi e con tutti i bambini del mondo:
“non alzate la mano contro i bambini”
“difendete i bambini”,
“mettete al primo posto i bambini”,
“dedicate tempo, cura e amore ai bambini”
“non rubateci l’infanzia”,
“dateci il tempo di crescere, di entrare nella vita, di gustare la gioia di essere semplicemente bambini”.

Questo testo è stato scritto dal Vescovo Diocesano Mario Paciello, interprete dei sentimenti inespressi dei bambini, ma testimoniati con la Marcia di solidarietà per Francesco e Salvatore.


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