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Le dimissioni del sindaco di Gravina in Puglia

Politica e Cultura

Le dimissioni del sindaco di Gravina in Puglia


Quando un sindaco, come si suol dire, "getta la spugna" perde una comunità, una città registra il fallimento della propria classe dirigente. Rallegrarsi è da incoscienti. Il nuovo, da noi , non emerge, non si fa strada, è indifferenza, sinonimo di abulia, di forte scoraggiamento.
In ogni angolo di strada, nei ritrovi della convivenza civile, nelle famiglie e nei posti di lavoro, qui a Gravina, la gente si "parla addosso"; si afferma che la nostra città è dominata da satana, il diavolo che ci logora e ci avvilisce, ci umilia e ci distoglie dai veri problemi della città. Ci si chiede perché tanta mediocrità tra chi ci amministra, tanta divisione nelle coalizioni, tanto familismo amorale.
Ma la vita continua, inesorabilmente. Il tempo passa tra intrighi di palazzo e, forse, qualche buonafede. È toccato al sindaco Divella "gettare la spugna" questa volta, dopo appena 20 mesi di amministrazione della cosa pubblica. E la città di Gravina è un dormitorio. Il centro storico e commerciale è completamente "deserto", abbandonato alle frequentazioni dei circoli ricreativi per nullafacenti. Le più belle aree a verde in disumana attesa di vivibilità e di godimento. Diverse opere di pregio artistico in attesa di restauro e deputate a contenitore culturale di rilievo. Nessuna zona nuova di espansione urbanistica a misura d'uomo. Insomma tutto è degrado sociale e ambientale, nessuna idea di sviluppo e di crescita economica, di elevazione del tenore di vita. E nell'aria è campagna elettorale. E i progetti dove sono? A competere nelle prossime elezioni amministrative saranno gli stessi, forse. Sarà avviata, come nelle altre competizioni elettorali, la tratta dei giovani gravinesi per l'incarico di rilevatore nei seggi elettorali, a 50 o 100 euro a cranio, per accaparrarsi voti di preferenza nella lista in competizione.
E intanto qualcuno pensa di "guadagnare tempo" incoraggiando il sindaco a ritirare le dimissioni, ma solo per il proprio tornaconto, nulla nell'interesse della città.
Ma noi abbiamo doveri di ottimismo. Forse qualcosa può cambiare. Abbiamo doveri di sperare.
Auguri Gravina.
La redazione di Gravinaoggi.it
24 febbraio 2011


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