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Politica e Cultura
Spesso organizziamo la nostra vita, la nostra esistenza come se non dovesse mai terminare.
In Oriente invece è un tema ricorrente quello di riflettere molto sulla impossibilità di sfuggire alla morte.
E' la legge del nostro destino … come una spada pendente sul capo.
Ricordare qualche volta questa verità non è un'operazione da menagramo o iettatore, come dicono i napoletani … non è voler evidenziare l'aspetto lugubre della vita: è invece prendere la misura giusta della stessa vita e delle sue scelte, come ci suggerisce la Sacra Scrittura.
E mi piace spiegare la certezza del nostro destino con una leggenda originale armena:
"Una terribile predizione aveva annunziato che la figlia del Re, appena nata sarebbe stata in pericolo di morte fino al compimento dei diciotto anni.
Il padre, allora, per proteggerla da questo rischio la rinchiuse, in una torre, solitaria in una pianura sconfinata.
A nulla, però, valse questa scelta: proprio il giorno del compimento dei diciottesimo anno, la morte giunse puntuale sotto le sembianze d'un ragno velenoso, che uscendo da un cesto di frutta, morse la principessa uccidendola".
A cura di Mons. Carlo Caputo