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Il posto giusto è Gravina

Città e Territorio

Gravina in Puglia Panorama

Fendenti di spade e fragor d’armi; scalpitio di cavalli e scoccar di frecce. Ma anche battiti del fabbro e del maniscalco, sibili del tornio e rumori del telaio. Nonché musiche e danze antiche, con dame, cavalieri e musici che indossano i sontuosi abiti medievali, confezionati sulla scorta di una approfondita ricerca storica sugli usi e le tradizioni delle corti federiciane, angioine e aragonesi.
Il posto giusto è Gravina, che ha ospitato il V raduno internazionale dei cortei storici medievali, organizzato dal centro studi Nundinae. Hanno partecipato trenta gruppi storici, con centinaia di figuranti che hanno sfilato per le vie della città indossando i costumi d’epoca, usando armi antiche nei tornei svolti nei tre giorni del raduno, utilizzando vecchi attrezzi per confezionare manufatti di terracotta, di oro, di ferro, di legno. Un’atmosfera medievale che ha avvolto tutta la città e coinvolto tutti, seguendo i rituali che gli organizzatori del raduno hanno previsto per ricordare la donazione della città di Gravina al conte Giovanni di Montfort, il signore che nel 1294 fece ripristinare la fiera San Giorgio.
Un bel vedere nel posto giusto che è Gravina, piena di stendardi e bandiere. Un’atmosfera che invoglia a cercare i profumi e i sapori antichi che può offrire questa terra. Altrimenti, che posto giusto sarebbe? Cominciamo da quello che è il piatto tipico di Gravina, U calaridd, che prende il nome dal recipiente utilizzato per cucinare insieme agnello, cicorie, rape, finocchietto, cipolla e peperoncino. Una specialità pastorale antichissima, che trova riscontro anche in alcuni passi della Bibbia: a Gravina viene preparata ancora secondo la ricetta originale. D’altronde questa città era il crocevia dei più importanti tratturi della transumanza. U calaridd oggi rappresenta la sintesi di questa civiltà pastorale e contadina, che nel piatto è ancora integra. Tant’è che sarebbe proprio il caso di candidare questo piatto, come prodotto immateriale, nell’elenco dei beni “patrimonio dell’umanità” tutelato dall’Unesco. U calaridd ne avrebbe pieno diritto, per il suo pedigrée storico. Adesso ha pure il vino per il giusto abbinamento: “5 uve rosse”. Che insieme a “5 uve bianche”, rappresenta l’ultima novità di casa Botromagno, la cantina che produce il Gravina, vino bianco che risale all’era federiciana. Si vuole che sia stato lo stesso Federico II, che in questa città era di casa nel suo castello di caccia che domina l’abitato, ad aver scelto le uve e le percentuali dell’uvaggio per la produzione dell’ottimo vino bianco di Gravina.
Un ritorno al passato, quindi, a Gravina. Intanto la rappresentazione delle fastosi corti medievali; poi c’è l’esaltazione di profumi e sapori che risalgono ad epoche antichissime come il vino e il cibo; infine il fantastico habitat rupestre, lungo il corso del torrente gravina che va visitato per il suo immenso patrimonio di chiese bizantine e l’emozione che prende il visitatore davanti ad un simile capolavoro naturale. Ecco perché Gravina è la città bella naturalmente, per antonomasia.

Maria Pizzillo

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