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Il pomeriggio è nebbioso, l'aria greve, il silenzio profondo

Politica e cultura

Gravina in Puglia La nebbia


Il pomeriggio è nebbioso, l'aria greve, il silenzio profondo.
Nella semioscurità d'un cheto abituro, disteso sul saccone di cartocci di granoturco, vicino vicino a spegnersi, Mungjnz.
Accosto, col suo sgomento muto, gli è la vecchierella sua. Non un lamento, non una smorfia, solo un respirar affannoso. Sull'esangue viso s'alternano delusione e rimpianto, rabbia e stupore, in una sorta di balletto incantato, angoscioso e dolce a un tempo.
Da quando, e son parecchi anni ormai, si prese il mal sottile, Mungjnz non fu più un fremito di speranze; tutte le sue ansie, le sue esuberanze, le sue attese, di colpo cessarono di ardere. Non volle più né vedere né vivere al di là del male che lo divorava.
Un accesso di tosse. Demenechèll soprassalta e subito si precipita a sollevargli il capo. Il moribondo, riconoscente, gira lentamente lo sguardo su di lei e farfuglia:
-"Me ne sto andando... tienimi la mano... mi sento più animoso. M'hai preparato il costume?... e le scarpe? Hai dato una lucidata di sevo alle scarpe?... ho tanto freddo!"
Il tono è pacato, sommesso, sereno: solo chi ha potere o possiede grandi sostanze è timoroso della morte.
La poverella coglie lo sconforto del marito, il capo le si piega di disperazione. Quindi, soffocando i singhiozzi, nel mentre gli va stendendo
addosso il suo scialletto:
-"Non dire fesserie; ora, vedrai, starai più caldo."-
All'improvviso, inatteso, un raggio solare, il primo, e l'ultimo, d'una giornata grigia, s'intromette obliquamente nella camerella e, dopo aver strisciato lungo la parete nuda e lisa, si va a poggiare giusto sul corpo abbandonato di Mungjnz "u tisech". Il poverino abbozza un sorriso, poi, in un soffio:
"Statt; boun!"-
Quindi spalanca la bocca come a voler mordere l'aria e rimane immobile, con uno sguardo strano, fisso lontano.
Il chiaroscuro, l'abbandono, la sofferenza,... la radice lirica e romantica per un verosimile dipinto. Velasquez, Goya, ... ah!
Il giorno consuma, anche abbuia, ma non obbliga il ritiro. La josa dell'esterno, se pur c'è, non è. Il silenzio sublima la fine.
Storta, sciancata, la vecchia Demenechèll penosamente se ne sale dal Piaggio aggrappata al bastone. Uno sciame di ragazzetti le fan girotondo insultandola "la sciangoit!"; e lei, a tratti: - "Vagabbond! Scioit a sfott a chidd puttoin de le mammer vost!"-
Il ricovero che non li volle in coppia, accoglierà ora lei soltanto?
Andrea Riviello,
"Piaggio", Matera, 2003

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