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Il Dio-uomo che ci spiazza

Politica e Cultura

Natività


di Luigi Vari
Da sempre i cristiani, contemplando il presepe, apprendono il sapore di una vita buona; infatti di fronte al bambino che è nato tutti ritrovano la loro capacità di aprirsi a Dio. Una riflessione sul Natale del biblista del Collegio Leoniano di Anagni.


Sfogliando i Vangeli come si potrebbe fare con un album di famiglia le istantanee delà di Gesù si affollano; non c'è da fare nessuno sforzo per cogliere parole e atteggiamenti nei quali Egli appare come l'uomo che tutti vorrebbero essere. Sono proprio i primi fogli di questo album immaginasui quali, insieme con quelli che contengono le istantanee delle ultime ore, di più si sono fissati gli occhi dei cristiani di tutti i tempi. Gli evangelisti stessi sembrano indagare sui primi anni della vita di Gesù, e certo non è difficile immagii suoi amici fare domande e raccogliere notizie e non è proprio una fantasia impossibile quella di pensare che fra le fonti dei racconti di Gesù appena nato ci sia Maria stessa che di tutti quegli eventi faceva memoria perché:
da parte sua, serbava tutte queste cose meditannel suo cuore (Lc 2,19 ). I racconti del Natale scorrono nel registro della semplicità, ma non sono cronache ingenue, sono piuttosto delle contemplasul filo del ricordo e al centro degli sguardi c'è proprio Gesù colto nella sintepiù felice dell'umanità, quella che si esprime in un bambino. Della sua nascita viene suggerita la data, vengono offerte tutte le coordinate della storia e della geografia, quasi si temesse che se si fossero persi i contorni del tempo e dello spazio, sarebbe stato meno concreto e meno vero. Quel tempo che viene descritto dalle prime parole del Vangelo di Luca che seguono immediatamente il prologo - il tempo di Erode, re della Giudea (Lc 1, 5) - non era particolarmente facile per il popolo stretto fra la prepotenza e la crudeltà di Erode e la superbia di Roma: In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era goverdella Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città (Lc 2, 2-3). In quel tempo Maria diede alla luce il suo figlio prilo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'al(Lc 2,7 ). Molto è stato detto e scritto a proposito di queste righe, e tutti hanno provato stupore di fronte all'indie all'immaginabile, appunto di fronte all'umaà di Gesù che diventa così piccolo quasi si vacilla. Otto Hermann Pesch commentando l'incarnazione dice che è come se Dio ci deludesse, la sua immagisi infrange e cita una brevissima poesia di Kurt Marti, teologo e poeta svizzero che dice che Dio, nel grido del parto infranse le immagini di Dio (...], rugoso e rosso, il bambino. Tanto realismo può dar anche fastidio se associato poi alle immagine crude della Passione che anche nei racconti della nascita è evocata come in traspanel legno della culla, nelle fasce nelle quali Maria avvolge il bambino. Gesù uomo è un modo inatteso per la manifestaziodi Dio, è appunto l'immagine di Dio forte e potencreatore e onnipotente che si infrange per far posto a Dio piccolo e povero che condivide il destino di tutti quanti. Uno potrebbe provare anche un pò di delusione di fronte a Dio che si manifesta in questa maniera; una delusione che è spesso nei fatti della vita cristiana quando si vorrebbe essere piuttosto discepoli di uno che vince sempre e risolve tutti i problemi piuttosto che del Figlio dell'Uomo che diventa debole e vulnerabile, che deve essere nascosto dalla violenza di Erode e che deve scappaper non farsi trovare. Questa via San Paolo la descrive come uno svuotacon una frase molto bella che si legge nella lettera ai Filippesi (2,6-7). Quando cioè chiede ai cridi Filippi di avere gli stessi sentimenti di Cristo il quale, pur essendo di natura divina, non si aggrappò come a una preda al suo essere Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condiziodi servo e divenendo simile agli uomini. L'umanità assoluta nella sua fragilità, ma anche nella sua limpidezza come si vede in un bambino, è anche la cifra che Gesù propone ai suoi discepoli per realizzare la propria umanità; i bambini, infatti sono presenti nelle pagine del Vannon come dei personaggi che fanno colore, ma come segno del discepolo, perché a essi appartiene il regno dei cieli: Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli (Mt 19,14). L'umanità certo non è solo limite e debolezza: essere uomini è anche molto di più. La scena della nascita di Gesù trasmette, intatti gioia, semplicità e pace: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama (Lc 2,14). Da sempre i cristiani, contemplando il presepe apprendono il sapore di una vita buona; infatti di fronte al bambino che è nato tutti ritrovano la loro capacità di aprirsi a Dio; a cominciare dai pastori che si svegliano nella notte e che passano immediadalla condizione di povera gente, di nessun peso a quella di destinatari dell'annuncio di Dio che si fa uomo. C'è, nel mistero dell'incarnazione la gioia che Maria canta nel Magnificat. È una gioia senza complessi, senza sensi di colpa. San Francesco diceva ai suoi frati che nel giorno di Natale anche il fieno per gli asini nella stalla doveva essere più buono, perché non si doveva mettere limite a quella gioia. Le interminabili discussioni sul senso del Natale e le filastrocche del Natale andrebbero un pò ridimensionate, perché Natale è di tutti e tutti esprila gioia per quello che capiscono, come i pastori di Betlemme o, direbbe san Francesco, come gli asini nella stalla.

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