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Politica e Cultura
Le processioni cittadine, non mezzi giri e facce lavate,
ma testimonianze di fede da recuperare.
Una volta tutte le processioni cittadine (San Michele Arcangelo, Legno Santo, Corpus Domini, Madonna della Grazia, SS. Crocifisso) compivano il giro completo del nostro centro storico. Cerimonie religiose di tutto rispetto, seguite con devozione da tutto il popolo gravinese. Strade dai balconi colorati di fiori, angoli suggestivi della nostra bella Gravina (viuzze e chiostri) addobbati a festa per il passaggio della processione. Veicolo importante per la vita della fede di un popolo.
Perché non far tornare la tradizione religiosa in quelle strade? Perché non recuperare la centralità della Chiesa Madre che è la vera espressione di una comunità credente? Perché escludere la fruizione di percorsi storici di tutto rispetto, che appartengono alla vita di una comunità?
Partendo da piazza Notardomenico, quindi dalla nostra Chiesa Madre, si sale per via Abbrazzo D'Ales, e per via Lelio Orsini davanti al palazzo "Ettore Pomarici Santomasi", oggi museo archeologico che fuori ci invidiano. Proseguendo per via San Giovanni Evangelista, dinanzi all'antica parrocchia gravinese: Mater Gratiae. Parrocchia affidata oggi, a don Michele Capodiferro, particolarmente venerata dalle partorienti per la presenza dell'immagine di San Anna. Salendo pervia Abate Clemente e per via Santa Sofia, si costeggia l'ex convento, di recente ristrutturato. Quindi, per via Pietro Ianora, passando dalla piazzetta antistante la chiesa di San Francesco si arriva ad una delle porte principali della città: porta dell'Aquila, nei pressi del Comune. Seguendo, quindi, per via Garibaldi e piazza Arcangelo Scacchi si è attraversato il "teschio" urbanistico della città. Dalla villa comunale il percorso si conclude nella Chiesa Madre.
Tutto ciò ha rappresentato per secoli le emozioni più forti dei nostri antenati. Oggi per le processioni cittadine si adottano mezzi giri, quasi una faccia lavata a dispetto di storia, tradizione, religiosità popolare. Le processioni di una volta rappresentavano anche uno spaccato di storia locale, impregnata di tanta umanità e di tanta dignità sociale.
A Gravina in questo momento storico particolare abbiamo bisogno, tutti, di recuperare i valori fondanti di una comunità, basati sulle tradizioni storiche e religiose. Questi valori non possono e non devono essere abbandonati senza giustificati motivi. Si perderebbe così la memoria storica di un popolo.
25/07/2010
La redazione di Gravinaoggi