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Il centro storico a Gravina in Puglia

Politica e Cultura

Si comincia a respirare aria di centro storico a Gravina in Puglia


Che i cittadini gravinesi siano disattenti a qualsiasi attività della pubblica amministrazione è un luogo comune ormai tempo di dimenticare. Una comoda affermazione di chi non sa “leggere” sul volto dei nostri concittadini la soddisfazione per i “lavori pubblici” intrapresi dal governo locale nel centro storico. Le nostre “chianche” tornate alla luce, ben sistemate, ripulite dall’asfalto, che catturano l’ammirazione dei passanti in via Abrazzo D’Ales, in via Lelio Orsini, difronte al palazzo Ettore Pomarici Santomasi, in via Pietro Ianora e in via Vittorio Veneto, vicino al comune, rappresentano il recupero vero di una identità di Paese del Sud. E’ emozionante, per chi ancora riesce a commuoversi, camminare su quelle basole del centro storico, tornate al loro vecchio splendore e funzionalità. Dove, a piedi nudi e nella calura della controra, si giocava fanciulli negli anni della ricostruzione. Una nonna che abita da quelle parti, nel quartiere della vecchia pretura, mi ha riferito di “sentirsi giovane” camminando su quel manto stradale di chianche. Il suo balcone, in quella via, è “fiorito”di gerani colorati. In quella via intanto avanza la ricostruzione-ristrutturazione dell’ex convento di Santa Sofia, come disposto dall’Amministrazione comunale. Ne faranno un museo. La sera in piazza della Repubblica giocano sereni e al sicuro i bambini. La piazza è zona chiusa al traffico. Anche gli adulti gustano gelati, ai tavolini dei bar, mentre i vigili urbani scoraggiano gli automobilisti “viziati” da vecchie tolleranze. La piazza Scacchi, con la sua dorsale pedonale di verde curato, quasi a custodire il teschio urbanistico della città, cattura i giovani passanti con le performance di musicisti in erba davanti ad un semplice bar-paninoteca. Via Matteotti è tutta un’altra musica, si direbbe. I decibel delle manifestazioni di massa, a bella posta, trasferiti nell’anfiteatro della zona produttiva. La piazza Plebiscito, crocevia per la Basilica Cattedrale e la chiesa di Sant’Agostino, è senza dubbio più bella con l’apertura dello “iat” ( informazione ed accoglienza turistica): la città che si attrezza per “l’offerta Gravina”. L’ex caffè Cazzorla, bruttura ventennale, diventa accattivante vetrina turistica, per suggerire itinerari, progettare e canalizzare risorse della Regione Puglia. In via Marconi gli odori della carne arrosto ti invitano a sederti ai tavoli, tra gli altamurani, “interessati” ai nostri prodotti tipici. Con la imminente realizzazione dell’info-point presso il Bastione Medioevale (via Fontana la Stella per intenderci) si comincia davvero a respirare aria di centro storico a Gravina in Puglia. Si tratta di investimenti della pubblica amministrazione che vanno ad arricchire e a modificare, prima di tutto, la personalità di chi ci vive. I sociologi e gli antropologi la chiamano cultura. Una sorta di “immobilizzazioni immateriali” nello stato patrimoniale della collettività da parte dell’Amministrazione comunale. A presto, pare, il recupero tecnico funzionale del palazzo Santomasi, a due passi dai rioni antichi della città, Piaggio e Fondovito. Ed allora con ottimismo guardiamo avanti, senza mugugni, senza cadute di speranza. “Andiamo avanti andando indietro” direbbe il nostro sindaco. Lo sviluppo e il godimento di un territorio, infatti, passa appropriandosi dei luoghi della storia. E la nostra straordinaria storia millenaria ci aiuterà a crescere e a progredire. Auguri di una estate serena, soprattutto ai forestieri.

prof. Michele Gismundo

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