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Politica e Cultura
«I modelli classici - lo statalismo francese, il neutralismo inglese - sono falliti. Predicare tolleranza non basta: la Ue abbandoni i relativismi e ritrovi un'identità. Altrimenti sarà sopraffatta»
Le moderne società liberali in Europa e Nord America tendono a essere deboli in termini di identità; molte celebrano il proprio pluralismo e multiculturalismo, asserendo sostanzialmente che la loro identità consiste proprio nel non avere alcuna identità. Resta il fatto, però, che l'identità nazionale è ancora nel Dna di tutte le democrazie liberali contemporanee. Con la sconfitta della Costituzione Ue inflitta a seguito dei referendum francese e olandese nel 2005, i cittadini comuni hanno voluto dire ancora una volta alle élite che non erano pronti a rinunciare alla sovranità e allo Stato nazionale.Il sentimento degli europei rispetto all'identità nazionale è molto spesso ambivalente. Le vecchie identità nazionali europee resistono tuttora. I cittadini sentono ancora fortemente cosa significhi essere britannici o francesi o olandesi o italiani. E le identità nazionali in Europa, rispetto all'America, restano prevalentemente di base etnica. Così, sebbene tutti i Paesi europei lavorino per garantire la pari cittadinanza formale e politica, proprio come negli Usa, tradurre quest'ultima in una parità percepita come tale è cosa ben più ardua, e questo a causa della forza perdurante della fedeltà etnica. La gran parte dei Paesi europei tende a concepire il multiculturalismo quale cornice per una convivenza di culture separate, piuttosto che come meccanismo di transizione volto a integrare i nuovi arrivati nella cultura dominante (ciò che Amartya Sen ha definito «pluralità di monoculturalismi»). Il fallimento del progetto europeo per una migliore integrazione dei musulmani è una bomba a orologeria che ha già favorito il terrorismo. E che provocherà inevitabilmente un effetto boomerang ben più violento da parte dei gruppi populisti, con il rischio di mettere addirittura a repentaglio la stessa democrazia europea. La risoluzione di tale problema richiederà un duplice approccio: occorrerà che sia le minoranze di immigrati e la loro prole, sia i membri delle princi pali comunità nazionali modifichino il loro comportamento. Il primo passo consiste nel riconoscere che il vecchio modello multiculturale non è stato un gran successo, e che al suo posto occorrono sforzi più energici per integrare le popolazioni non occidentali in una comune cultura liberale. Il vecchio modello multiculturale si fondava sul riconoscimento e i diritti dei gruppi. A causa di un malinteso senso di rispetto per le differenze culturali - talvolta incoraggiato dal senso di colpa postimperiale - è stata concessa eccessiva autorità alle comunità culturali. La civiltà dell'Illuminismo europeo, di cui la democrazia liberale contemporanea è erede, non può essere culturalmente neutrale, poiché le società liberali coltivano determinati valori riguardo alla pari dignità e all'eguale valore degli individui. Le culture che non accettano tali premesse non meritano pari tutela in una democrazia liberale. I membri delle comunità di immigrati e la loro prole meritano un pari trattamento come individui, non in quanto membri di comunità culturali. L'altra chiave per risolvere il problema dell'integrazione dei musulmani è legata alle aspettative e al comportamento delle comunità europee maggioritarie. In alcuni Paesi, segnatamente la Germania, la storia del XX secolo ha reso imbarazzante qualsiasi discussione attorno all'identità nazionale. Eppure, è un discorso che va riaperto, proprio alla luce della nuova diversità che caratterizza il Vecchio Continente. Se, infatti, gli attuali cittadini non attribuiscono alla loro cittadinanza nazionale l'importanza che merita, come possono aspettarsi che lo facciano i nuovi arrivati? L'Europa conta diversi precedenti quanto alla creazione di identità nazionali che non si fondano su etnicità o religione. Il caso più celebre è quello del repubblicanesimo francese, il quale si rifiutava di riconoscere le varie identità comunitarie, avvalendosi del potere dello Stato per omogeneizzare la società francese. A seguito della proliferazio ne del terrorismo e dei disordini urbani, la Francia ha ospitato un intenso dibattito attorno al perché del fallimento di tale modello di integrazione. Parte della risposta potrebbe risiedere nel fatto che i francesi stessi hanno rinunciato al vecchio concetto di cittadinanza a favore di una particolare versione del multiculturalismo. Di recente, la Gran Bretagna ha visto un notevole aumento dell'immigrazione negli ultimi anni, soprattutto in provenienza di nuovi Stati membri dell'Ue quali la Polonia e, a emulazione degli Usa, il governo considera il fenomeno come fattore chiave del suo relativo dinamismo economico. Gli immigrati sono benvenuti fintantoché lavorano, invece di attingere alle risorse del welfare. Nella gran parte degli altri Paesi europei, però, il connubio di codici di lavoro inflessibili e sussidi generosi fa sì che gli immigrati arrivino in cerca non di un lavoro ma del welfare. Molti europei sostengono che il welfare Usa, proprio perché meno generoso, toglie ai poveri anche la dignità. È vero il contrario: la dignità viene garantita proprio dal lavoro e dal contributo che il singolo offre, con il proprio sacrificio, alla società intera.Il dilemma dell'immigrazione e dell'identità converge, in ultima analisi, con la più ampia questione della mancanza di valori nell'era postmoderna. L'ascesa del relativismo ha reso più ardua l'affermazione di valori positivi e, quindi, del tipo di credenze condivise richieste agli emigranti quale condizione per ottenere la cittadinanza. Ma nonostante le celebrazioni di sconfinata diversità e tolleranza, la società postmoderna trova difficoltà a convenire sull'essenza della felice convivenza cui aspira. L'immigrazione ci impone in modo particolarmente stringente una discussione attorno al Chi siamo? di Samuel Huntington. Se le società postmoderne intendono approdare a un più serio dibattito sull'identità, dovranno svelare le virtù positive che definiscono l'appartenenza a una società allargata. Altrimen ti, rischiano di essere sopraffatte di chi è più sicuro della propria identità.
Di Francis Fukuyama (Avvenire 27 marzo 2007)