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Ciccio e Tore noi speriamo

Politica e Cultura

2 luglio 2006 Intervista di Paolo Lambruschi inviato di Avvenire
Mons. Mario Paciello Vescovo di Gravina in Puglia


Ci tiene a ribadirlo. «Quello che è successo qui poteva capitare in qualunque città d'Italia». Ma tutti ricordano il suo duro monito di settimana scorsa alla comunità di Gravina, quel «qualcuno deve sapere, ora parli» che ha fatto scalpore perché voleva incrinare eventuali omertà sulla sparizione dei due fratelli Pappalardi. Un tentativo finora vano: forse nessuno ha davvero visto Ciccio e Tore allontanarsi da casa la sera del 5 giugno scorso. Oppure chi sa e li ha visti partire per chissà dove tace perché complice.
A quattro settimane dalla loro scomparsa, il vescovo Mario Paciello, 68 anni, da nove alla guida della diocesi di Altamura, Gravina e Acquaviva delle Fonti, non nasconde timori e preoccupazioni.
«Ho apprezzato l'appello congiunto dei due genitori trasmesso dal Tg1. Finalmente un segnale positivo dopo tanti rancori e accuse reciproche che hanno depistato le indagini. Anche se non so quanto sarà utile. Quattro settimane senza notizie sono davvero tante».
Lei si è offerto come mediatore. Finora si è fatto vivo qualcuno?
No al momento non mi risulta. Ma ho fiducia che i bambini possano tornare a casa.
Lunedì scorso nel suo appello trasmesso alla celebrazione religiosa in Cattedrale lei aveva fatto riferimento alla pedofilia e allo sfruttamento dei bambini. Ha avuto indicazioni precise?
No, non parlavo sulla base di indizi. Erano solo analisi che partivano da problemi gravissimi dell'infanzia che esistono e tendiamo a dimenticare. In un caso così complesso non si può escludere nulla. Del resto credo sia la prima volta che due bambini in Italia svaniscono senza lasciare tracce. Nemmeno gli investigatori escludono nulla. Nell'omelia non ho parlato di bambini venduti: avevo citato il racconto biblico di Giuseppe, figlio di Giacobbe, venduto dai suoi fratelli a una carovana di Ismaeliti e finito schiavo in Egitto. Perché dimostra come, nel piano di amore di Dio, anche i disegni iniqui degli uomini possono trasformarsi in circostanze provvidenziali.
Lei spera ancora che Ciccio e Tore siano vivi?
Di più, spero e sono convinto che siano ancora vivi. Prego in continuazione per loro, so che tutta la diocesi, anche chi magari non frequenta la Messa, in queste ore sta pregando. E questo infonde speranza. La fede mi dice che anche la preghiera aiuterà a riportarli a casa.
Questa vicenda si poteva prevenire?
Non credo, nasce in un ambiente familiare complesso, particolare, lacerato. Mi sono confrontato a lungo con i sacerdoti della città, ci siamo fatti un esame di coscienza alla luce degli avvenimenti. La comunità cristiana non è mai adeguata, ma davvero il tessuto sociale di Gravina ancora regge, come in tante altre zone del Mezzogiorno: ci sono nella maggior parte delle persone valori solidi di fondo e principi etici saldi. E noi siamo impegnati a fronteggiare la povertà, la disoccupazione, i problemi dei minori a rischio con diversi progetti. Insomma la Chiesa di Gravina non è rimasta ferma in questi anni, ha fatto di tutto per crescere. Non parlo del ruolo dei servizi sociali e della scuola, ma credo che ciascuno abbia fatto il possibile. Se proprio dovessi cercare delle responsabilità esterne alla famiglia, inviterei alla riflessione su questa vicenda quanti in tutto il territorio nazionale, tra politici e opinionisti, continuano a proporre leggi e politiche che ostacolano anzichè agevolare il nucleo familiare basato sul matrimonio.
Cosa farete per tenere viva l'attenzione sulla vicenda?
Tutto quanto sarà necessario e possibile. Con l'Azione cattolica e la Pastorale giovanile stiamo pensando a un percorso di ascolto e riflessione dei ragazzi per capire i loro problemi. Nel 1997, appena arrivato, vennero arrestati alcuni giovani per spaccio. Scrissi allora una lettera che chiedeva alla comunità giovanile di cosa avevano bisogno. Mi pare che la richiesta sia ancora valida.
Lei spera, anzi è convinto che i due fratellini torneranno a casa. Quando accadrà cosa dirà loro?
Ci penso spesso. Non gli chiederei nessuna spiegazione, come vescovo gli direi che hanno solo tanto bisogno di essere amati e che hanno tutto il diritto di pretendere amore. Di questa storia mi ha colpito il forte, disperato bisogno di amore di questi due bambini. Non deve lasciarci indifferenti.

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