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Città e Territorio
CENNI STORICI
La chiesa di Santa Sofia, nella via omonima, n. 11, fu ampliata e decorata, sui resti di una chiesa di qualche secolo precedente e dedicata a Santa Sofia, dalla duchessa Angela Castriota Scandemberg. Nel 1539 il marito Ferdinando Orsini d'Aragona vi aggiunse un monastero di Clarisse, intitolandolo a Santa Maria della Scala, che, a distanza di un secolo, doveva accogliere, come suora, un'altra Orsini: Fulvia, sorella di Papa Benedetto XIII.
Interno: a navata unica a tre arconi per lato, in parte coperti e murati, scolpiti in riquadri e rosette negli stipiti e nei sottarchi. Presbiterio coperto da cupola a otto costoloni e lanterna. I costoloni partono da un tamburo pure ortogonale, che ne è spartito anche all'esterno; mentre la lanterna lo è da colonnette. Soffitto, in legno cassettonato e decorato analogamente agli stipiti e sottarchi, con al centro una "Sacra Famiglia", riferibile a Scuola Romana del secolo XVI. Sui tre lati coretti lignei di forma convessa in alto, traforo a quadretti e fregio superiore.
Sugli altari le tele de:
“ La Madonna del Carmelo e Sante” e di una “Sacra Conversazione”.
“Madonna della Scala”: attribuita a Scuola Romana del secolo XVII.
“Portella di comunichino”: a destra del presbiterio, in argento sbalzato e con la figurazione del “Divin Pellicano”.
“Sepolcro Orsini-Scandemberg”: a sinistra del presbitero.
Eretto a cura del marito, è un classico esempio d'arte rinascimentale, attribuito - per la sua analogia con quello di Galeazzo Pandono in Napoli - a Giovanni Miriliano da Nola, ma più recentemente a un seguace di Bartolomeo Ordonez.
Tutto in pietra calcarea e marmo, la classica edicola fiancheggiata da pilastri, si innalza sul basamento rettangolare. Sotto l'arcata e sul piedistallo con epigrafe, il ricco sarcofago marmoreo a fiori e drappi e con sul coperchio due angioletti dormienti.
Monastero: all'ex convento delle Clarisse si accede da una scala esterna alla chiesa. A chiostro – visibile internamente su due lati - pianta quadrata e doppio porticato con arcate a tutto sesto; a pilastri nel pianoterra e a colonne nel piano superiore. Notevole la leggiadra varietà dei capitelli e la soluzione d'angolo con pilastri. Del convento, a cui si accedeva dalla via, oggi, Donato Cristiani, sono visibili resti, molto deteriorati, delle logge del cortile.
(G. LUCATUORTO, GRAVINA, Ed. Centro Librario, Bari 1966)