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Cari scomparsi il messaggio è giunto

Politica e Cultura

11/06/2006
Cosa insegna questa vicenda
Cari scomparsi messaggio giunto

Due ragazzini da giorni scomparsi nel nulla. Due fratelli sfortunati che hanno trascorso una metà della loro vita in collegio e l'altra metà senza sentire una famiglia vera alle spalle. Due studenti modello, come ha ricordato ieri commosso il preside della loro scuola. Due ragazzini che sono fuggiti per gridare il loro disagio, forse per contestare la decisione di un giudice che li ha affidati al padre, continuano a ripetere gli inquirenti. Due ragazzi troppo piccoli e troppo poco attrezzati per affrontare da soli una fuga così lunga e le insidie di un mondo in cui gli orchi esistono ancora, continua a ripetere la gente di buon senso. E allora? Allora accade che il mistero s'infittisce di fronte alle ricerche infruttuose e ai timori che a Francesco e Salvatore possa essere capitato qualcosa. Forse un imprevisto o una disgrazia, chissà. Nessuno vuole pensare al peggio, però due ragazzi non possono dissolversi nel nulla in una città che non è piccola ma non è neppure New York. E ieri proprio Gravina ha preso coscienza di questo dolore annidato nelle viscere, del trovarsi ancora una volta al centro dell'attenzione mediatica per una vicenda fatta di tante ombre. Il corteo promosso dai compagni di scuola alla fine ha coinvolto tutti e si è concluso in cattedrale. Dure le parole tanto del vescovo quanto del sindaco contro la disgregazione delle famiglie. «Da quando non è più un delitto uccidere un bambino, da quando li considerano soprammobili o bagaglio fastidioso, o merce di scambio, da quando sono diventati materiale biologico, operai senza diritti, trastullo di maniaci e pervertiti, manovalanza della guerriglia o della malavita, il mondo sta precipitando in un baratro senza fondo», ha detto mons. Paciello. Come dargli torto in questa circostanza? Sin dalle prime ore, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, questa storia ha messo a nudo una famiglia fortemente segnata. Un padre e una madre che non vanno d'accordo, si separano, conoscono nuovi compagni e nuove compagne. Un fatto normale nella società contemporanea, in cui il nuovo verbo è il diritto di sé. Anzi, un segno di «modernità» nella roccaforte della tradizione contadina quale Gravina continua a essere considerata negli stereotipi della comunicazione. Solo che se Gravina non è più il paesone dalle nobili origini perché il mondo cambia, che se non è più uno scandalo separarsi e rifarsi una famiglia, è anche vero che i figli cambiano. E oggi sono più fragili, meno disposti a soffrire in silenzio, a subire un'infanzia e un'adolescenza tormentate, fidando solo sul fatto che prima o poi passerà. No, questi ragazzi oggi sono capaci di mettere in piazza i loro drammi, di far esplodere le contraddizioni che gli bruciano dentro. Le fughe, le contestazioni, i gesti estremi sono sempre più frequenti, anche all'interno di famiglie con un passato diverso da quello di Francesco e Salvatore. Se la storia è cambiata - e oggi muta con la velocità di una saetta - è cambiata per tutti, allargando il divario generazionale. Genitori e figli sono sempre stati lontani: era nella logica delle cose che gli uni rappresentassero il passato e gli altri il futuro; gli uni la voglia di conservare, gli altri la voglia di cambiare. Solo che oggi questa tensione naturale non riesce più a essere controllata. E le esplosioni - di ira, di follia, di egoismo - diventano più frequenti e incontrollate. Perché sono così in crescita i delitti nella famiglia? Perché tante madri arrivano a uccidere i figli? Problemi complessi che non si possono certo affrontare nello spazio di un articolo giornalistico. Proprio la progressiva rinuncia a utilizzare analisi complesse e la tendenza mutuata dalla televisione a semplificare ogni cosa ci stanno portando verso un tremendo impoverimento: culturale, umano, sentimentale. La vita non è una foto in bianco e nero, la vita è fatta di un'infinita scala di grigi. Ma nelle famiglie di oggi, sotto la pressione del lavoro, del guadagno dell'obbligo del benessere, tutto diventa bianco o nero, senza più spazio per distinzioni o mediazioni. E a 11 o a 13 anni è proprio difficile reggere il peso di tutto questo. Francesco e Salvatore il vostro messaggio è arrivato, se siete ancora vivi tornate e datevi - anzi dateci - il coraggio di ricominciare.

Michele Partipilo

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