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Biblioteca Finya

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Biblioteca Finya


La tradizione monastica volta alla raccolta, alla conservazione e al restauro dei testi si perpetua nella istituzione della biblioteca Finya. A differenza delle biblioteche medioevali, che nascono accidentalmente per raccogliere e salvaguardare i “classici”, la biblioteca Finya, ex Cennini, nasce con lo scopo precipuo, espresso dal suo fondatore, di mettere a disposizione del clero, ignorante e poco dedito agli studi, opere umanistico-ecclesiastiche per l’acculturamento. E’ la lungimiranza del vescovo Domenico Cellini dei Salmandra che dota, nel XVII secolo e secondo lo spirito della Controriforma, la città della biblioteca, ubicata inizialmente in tre locali. Il vescovo destina per testamento i propri libri, compresi quelli che si trovano nello suo studio di Napoli, alla costituenda biblioteca perché ne facciano uso “capitolari ed altre persone ecclesiastiche che hanno bisogno di studiare”. La biblioteca, visitata nel 1686 da Monsignor Valvassorio che ne ordina l’inventario di tutti i libri, si arricchisce in breve tempo di molti pregevoli testi donati dall’Arcidiacono Lettieri (1700), dal Papa Benedetto XIII (1729) e da altri fino a quando l’intervento del Cardinale Francesco Antonio Finy, ex seminarista del seminario di Gravina, interprete del movimento culturale di apertura al pubblico delle biblioteche, la munisce di una struttura più idonea e la apre alla fruizione pubblica. Il cardinale con le sue consistenti donazioni sollecita il Capitolo Cattedrale alla costruzione di una sede più idonea e nel testamento dispone un lascito in denaro per arredarla e stipendiare il bibliotecario oltre a donare, ovviamente, la propria biblioteca. Per una valida fruizione della biblioteca stabilisce che sia aperta quotidianamente con orario antimeridiano (due ore) e pomeridiano (un’ora e mezza). Il progetto per la nuova sede fu affidato nel 1740 all’architetto Donato Giannuzzi di Altamura che la ubicò felicemente in pieno centro – costringendo il Capitolo ad una permuta con l’Università – prospiciente il Seminario, la chiesa del Purgatorio e la fontana pubblica e rispettò i canoni architettonici e funzionali necessari per una buona fruizione dell’opera, realizzando ampie ed alte sale per le scaffalature per i libri e per i tavoli da studio. La nuova biblioteca pronta nel 1743, come si legge nel fregio, ha una facciata di tipo chiesastico, spartita da lesene, con campanile annesso in asse. Al di sopra del sobrio portale si evidenziano tre finestre su conchiglie e contornate da semplici cornici. La trabeazione si incurva nella parte centrale per includere l’antico orologio su cui si innalza il piccolo campanile, raccordato al tetto da eleganti volute. Nella biblioteca sono custoditi ben undicimila volumi tra cui ventuno incunaboli, una pergamena del XVI secolo, trecentoventinove cinquecentine. Un lavoro scientifico di inventariazione, registrazione e schedatura è stato effettuato tra il 1979 e il 1985. Attualmente la biblioteca è chiusa.

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