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Politica e Cultura
23 giugno 2006
È difficile trovare le parole per esprimere l’angoscia che la nostra città sta vivendo da quindici giorni a questa parte. Un’angoscia via via più pesante con il trascorrere dei giorni.
Tutti noi pensavamo ad un episodio partorito all’interno di un nucleo familiare disgregato; una fuga che, nelle intenzioni dei due piccoli protagonisti, richiamasse l’attenzione sul loro stato di disagio nell’essere considerati un trofeo di guerra che i genitori si contendono, nell’ambito di un dramma che sempre rappresenta una separazione tra coniugi.
Sembrava (e tutti ci auguriamo ancora che sia cosi) un espediente drastico al quale due ragazzi molto sensibili erano stati costretti a ricorrere per essere considerati semplicemente “figli” cioè per chiedere considerazione e affetto.
Sembrava che il tutto sarebbe rientrato non appena coloro ai quali era diretto, avessero recepito il messaggio.
Il vano trascorrere dei giorni ci pone un grosso interrogativo: il messaggio non è stato ancora colto o invece la causa della scomparsa è un’altra, ahimè molto più tragica. Di certo, un’intera città vive con il fiato sospeso da quindici giorni, straziata da un sordo dolore ed infangata da un’immagine falsa e distorta che di essa viene data; quasi che i fatti tragici che si verificano a Milano, a Roma, a Como, a Parma o a Canicattì fossero vissuti in maniera diversa rispetto a quelli che si verificano nelle nostre lande. Quella che è stata superficialmente presentata come “indifferenza”, altro non è che “la frustrazione dell’impotenza” per non sapere in che modo aiutare i due fratellini.
Sarà la naturale ritrosia di chi non è avvezzo alle telecamere, sarà l’intonazione del nostro “slang” alla Riccardo Billi o alla Lino Banfi, più indicata per caratterizzare situazioni di ilarità che per descrivere stati d’animo d’angoscia, ma Gravina non è assolutamente quella che appare in questi giorni in televisione.
L’indifferenza ed il silenzio non hanno mai fatto parte della nostra cultura, la città ha sempre ed in ogni occasione mostrato il suo grande senso civico, la sua sensibilità, la sua disponibilità ma soprattutto la sua solidarietà.
La silenziosa e composta marcia di circa settemila persone di lunedì sera ha confermato, ove ve ne fosse stato bisogno, la partecipazione con la quale la città sta vivendo questo triste momento. Ha ribadito l’affetto e la vicinanza di tutta una città ai due fratellini, evidenziando l’aperta presa di posizione di un popolo contro chiunque non rispetti l’infanzia. Ha rimarcato una solidarietà che ci rende orgogliosi di essere figli di questa terra.
La distorta presentazione della nostra città non rende giustizia alla civiltà della sua gente e all’impegno di quanti, in questi ultimi anni, si stanno prodigando per collocarla in un contesto più consono alle sue enormi potenzialità. Anche se ben altri pensieri, ben altre ansie ci attanagliano in quest’ora, abbiamo il dovere di precisare che, specie in quest’ultimo periodo, molti risultati sono stati colti.
Ottenendo di esserne la sede ufficiale, Gravina è diventata la “capitale” del Parco dell’alta Murgia. Ha conseguito per la secolare “Fiera di San Giorgio” il riconoscimento di “Fiera Regionale”. E’ stata riconosciuta “città d’arte” ed è in procinto di ottenere il riconoscimento Unesco di sito “patrimonio dell’umanità”. E’ prossima inoltre all’istituzione nel suo territorio del “Parco naturalistico delle gravine di Gravina in Puglia”. E’ sede di ben tre musei ed è luogo di un importante fermento culturale e associativo. L’elenco potrebbe continuare. Tutti questi risultati rischiano di essere oscurati dall’immagine fuorviante, falsa ed ingenerosa che di Gravina viene trasmessa in questa triste circostanza.
Al momento è prioritario concentrare l’impegno nelle ricerche di Francesco e Salvatore, per far sì che possano al più presto tornare a casa, alla loro vita, ai loro giochi, al loro studio, ai loro affetti.
Successivamente a quello che tutti ci auguriamo sia il felice epilogo di questa dolorosa vicenda, dovremo tornare a rimboccarci le maniche per rendere giustizia alla nostra città, facendo in modo che coloro che oggi l’hanno guardata superficialmente, marchiandola come fredda ed indifferente, si ricredano, scoprendone il profondo senso civico e le tante belle cose che può offrire.
Solo così potremo scongiurare che al dramma della scomparsa dei due fratellini non si aggiunga la beffa di una distorta immagine del nostro paese.
Mimmo Ricciardelli