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Sanità: emergenza diventata ormai normalità

Politica e Cultura


Sono stufo delle visite di cortesia - per un pletorico andirivieni - di direttori generali, commissari, direttori sanitari ed amministrativi. Sono stanco di rimanere in questa posizione, a mò di sacco di sabbia, da argine persino alle frugalità sociali ed economiche. Venti mesi fa avevo confidato nella comunità pugliese delle passioni civili, delle assunzioni di responsabilità. delle solidarietà diffuse. Quanto hanno tolto alla tua comunità è come se non l'avessi mai avuto. La questione sanità è una normale questione di civiltà per una comunità. Qui, invece, ha il sapore dell’eccezionale e del miracolistico. E così frotte di giovani mamme, dai volti segnati precocemente dai pianti notturni e silenziosi, ti cercano, ti piantano gli occhi nel cuore per una speranza finale. I bambini audiolesi. I bambini down. I bambini autistici. I bambini. Sempre i bambini. I figli di questa terra. Non funziona il centro di riabilitazione. Mancano fisioterapisti e logopedisti. Torni ad indignarti Scrivi una letteraccia. C'è qualcuno che ti risponde con una telefonata, tra l’educato ed il seccato. Cerca di dare giustificazioni È la burocrazia marginale. Il resto continua a tacere. Tu pensi per un pò: «Saranno impegnati in una catena di montaggio». Passano i giorni e tutto tace. Come sempre. Tenti di stabilire un contatto. Mandi anche il tuo vice. Non c'è nessuno che ti dia una risposta. Sono sempre fuori. A fare cosa non lo capirai mai. È meglio lasciar perdere. Il servizio farmaceutico ospedaliero si trova altrove. Eppure, qui da tè ci sono le strutture. Vuote. E cosi il malato terminale deve aspettare che qualcuno vada in un'altra città per rifornirsi dei prodotti che i servizi sanitari mettono a disposizione. Le visite dall'otorino vanno, tranne che per l'esame audiometrico. L'apparecchio si trova in un altro ospedale. Se non ne puoi fare a meno - e chissà come si possa fare a meno - devi tornare. In un altro luogo. Presso un altro ospedale. L'apparecchiatura della tac funziona a giorni bialterni. Se ne hai bisogno con urgenza devi recarti altrove. Le segnalazioni che mi giungono sono diverse e drammatiche. Di un drammatico che a pensarci bene sembrano di una annoiata normalità. Forse che sempre e dappertutto va così? No che non andrà così. E quindi ti butti nell'esame della relazione propositiva a cura di alcuni medici per il nuovo ospedale della Murgia. Ci trovi un bisogno di normalità. Medici normali, reparti normali. Malati normali. Tutto come prima. Ne parlo qui, prima di entrarci - certamente controvoglia - e morirci normalmente da persona normale.
Rino Vendola, sindaco di Gravina
28/02/2007


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